Data sessione: 10/07/2019

Grazie all’incantesimo usato la sera prima Lyath è l’incaricata di andare a recuperare le uova. I pennuti si sono già allontanati dai nidi, andando a volare in alto; nonostante ciò la tiefling preferisce non correre rischi e si rotola un po’ nel terreno per cercare di mimetizzarsi. Esfarien le casta un incanto per aumentare la velocità di movimento e la ragazza inizia a strisciare verso il primo nido, che viene raggiunto velocemente e senza problemi. Raccatta le due uova e inizia a dirigersi verso il secondo nido. Appena lo raggiunge un epico gracchiare riecheggia nell’aria, i tre rimasti sul limitare della boscaglia alzano la testa in tempo per vedere un roc gettarsi in picchiata verso la tiefling. Esfarien getta sui compagni lo stesso incanto usato su Lyath, mentre Medrash usa la magia per evocare un suono: il ruggito di un carnotauro. Il bestio lo sente e cambia direzione andando verso di loro, atterrandogli davanti. La tiefling sfrutta il diversivo creato dai compagni e finisce di mettere le rimanenti uova nella bisaccia, che ora inizia a pesare diversi chili, trasformandosi quindi in nebbia. I tre non riescono a vedere cosa stia facendo la compagna, ma la stazza e l’incazzo della bestia li convince a correre ai ripari, cosa che fanno velocemente sperando in bene. Il roc li vede senza problemi e inizia ad avanzare verso di loro, Amrunithil ed Esfarien telano mentre Medrash cerca di rallentarlo: casta l’incanto “santuario” e si nasconde dietro una roccia. Lyath esce dal nido, vede il gingantesco e incazzato pennuto e prende la via della boscaglia facendo un giro mooolto largo. Nel mentre Amrunithil continua a correre ed Esfarien, in un momento di inaspettato coraggio, tira fuori il liuto e inizia a strimpellare cercando di distrarre il pennuto. Il roc si incazza ancora di più e si avventa su Medrash, dandogli una potente beccata. Visto l’andazzo anche Medrash se la dà a gambe levate, raggiungendo poco dopo Amrunithil che si ferma accorgendosi di tracce che l’avvisano di essere entrata in una zona in cui vagano bestie grosse. La sensibilità artistica di Esfarien si offende alla reazione del roc, che viene bersagliato da un quadrello; peccato che la mira non sia una delle qualità migliori del mezzelfo. Visto il pessimo risultato si dà anche lui alla fuga. Il roc tenta l’inseguimento addentrandosi nella giungla, ma il terreno non lo aiuta e dopo un po’ desiste. I tre si ritrovano e Amrunithil fa vedere anche ad Esfarien le impronte che ha trovato: carnotauri. Forse nella loro fuga alla cieca hanno girato intorno e stanno tornando verso i nidi. Nel mentre Lyath è ancora nella forma gassosa e sta cercando gli altri, biscidando fra gli arbusti sente il rumore di acqua che scorre e si rende conto di essere andata dalla parte opposta rispetto al villaggio; bestemmiando inverte la rotta, cercando di evitare la zona dei nidi. Per risparmiare tempo i tre attivano la bussola e si concentrano su Lyath, incamminandosi nella direzione indicata. Poco dopo Amrunithil avverte sottovoce che c’è qualcuno, sicuramente umanoide, nelle vicinanze che li sta fissando e i tre si fermano alzando le mani. Lyath finalmente raggiunge i compagni, ma vedendoli fermi in mezzo al sentiero con le braccia alzate ritiene sia prudente nascondersi in un cespuglio. Medrash urla in draconico che nessuno ha intenzioni bellicose, in risposta una figura si lascia cadere a terra dai rami di un albero: è un dragonborn rosso, che chiede a Medrash cosa ci faccia un ramato fuori dal proprio territorio e in compagnia di stranieri. Medrash traduce ai compagni ed Esfarien gli dice di dire che sono mandati dai Blu, Amrunithil non è d’accordo che si nominino i Blu e Medrash decide di dire che lui non proviene da queste terre e che le indicazioni sulle vie da percorrere gli sono state date dalla tribù dei Blu. Il dragonborn insulta Medrash dicendogli di smettere di tradurre e anche i Blu che, a parer suo, “sfruttano”gli esterni; chiede anche del motivo della loro presenza. Viene usato l’alibi di essere cartografi, ma il Rosso non la beve e cercano di convincerlo che si trovano lì a puro scopo esplorativo. Il Rosso dice che hanno sentito i roc urlare e che li hanno trovati per caso seguendo una strana nebbia, quindi è certo che stiano mentendo e dice che li considera prigionieri e li vuole portare al loro villaggio. Medrash si oppone dicendo che hanno del lavoro da compiere, il Rosso afferma di rispettare la sua risolutezza ma che anche loro sono caduti nella trappola del clan dei Blu, che sembrerebbe indirizzare nella loro direzione qualsiasi viaggiatore proveniente dall’esterno. Si intromette Esfarien che, tirando fuori la spada, afferma che loro non sono affiliati e non si affilieranno a nessuno e che se insistono è pronto a opporsi con la forza. Il dragonborn la prende molto male e dà ordine di attaccare.

Data sessione: 03/07/2019

Il giorno dopo durante colazione interrogano uno dei cacciatori del villaggio per sapere con maggiore precisione le zone di caccia dei grossi predatori, in modo da evitarle con più facilità. A quanto pare non è possibile evitarli totalmente: vicino la parete rocciosa nidificano i predatori volanti, mentre nel bosco vi sono quelli terrestri che possiedono alcune abilità mimetiche, oltre ai soliti animaletti più o meno velenosi. Fanno rifornimento di antitossina e partono scegliendo il percorso che attraversa la giungla, considerando che le madri che proteggono i cuccioli tendono a essere naturalmente più aggressive. Dopo mezza mattina Esfarien e Medrash si accorgono di un luccichio dorato in mezzo agli alberi, vanno a controllare e scoprono una radura in mezzo alla quale vi è un totem dorato, decorato con scene di battaglia e circondato da uno spiazzo di terreno bruciato e cosparso da fiori. Lyath è molto incuriosita e trova un rospo su cui casta l’incanto “parlare con animali”: scopre che è un luogo in cui il clan dei Dorati pratica un qualche tipo di cerimonie. Preferendo evitare di inimicarsi chi controlla il posto decidono di non toccare nulla, ci girano attorno e si allontanano. Avanzano nella giungla dove l’incredibile abbondanza di vita crea un rumore di sottofondo talmente ricco e chiassoso che nessuno si accorge dell’arrivo di due carnotauri, che sbucano dai due lati del sentiero prendendoli di sorpresa. Per pura fortuna nessuno dei due attacchi va a segno e i quattro ingaggiano le bestie. Amrunithil ne sfreccia uno, mentre Esfarien preferisce rimanere sulla difensiva e lancia l’incanto “sfocamento” a protezione. Funziona, infatti il rettile che lo prende di mira non riesce a toccarlo; diversamente capita a Medrash che viene un po’ sgranocchiato dal secondo, non si perde però d’animo e sfoderata la mazza attiva l’arma spirituale. Lyath si sposta per avere i due besti sulla stessa linea di mira e li investe con un cono di fiamme. Amrunithil non riesce a ripetere la performance precedente ed Esfarien coglie l’attimo per curare Medrash. I carnotauri sembrano intralciarsi a vicenda e nessuno dei due riesce a colpire Medrash, che risponde centrandone uno con l’arma spirituale. Lyath ne vede uno messo male e spara un fiotto di veleno magico che lo colpisce mandandolo KO. Amrunithil segue l’esempio del dragonborn, attiva un incanto e colpisce il secondo lucertolone, facendogli male. Anche Esfarien cerca di imitare il dragonborn, ma fallisce miserevolmente; peccato per lui che il bestio se la prenda sul personale e lo sgranocchi un po’. Medrash si accanisce sul lucertolone, mentre Lyath cerca di replicare la mossa precedente con risultati a dir poco pessimi. Idem per il tentativo di Amrunithil. Per fortuna almeno il tentativo di Esfarien va a segno, anche se il bestio ancora è in piedi. In un disperato tentativo il carnotauro si avventa su Medrash che schiva e replica con un bellissimo colpo di mazza, mandandolo al tappeto. La lotta è stata breve ma intensa e i quattro riprendono fiato: Amrunithil recupera le frecce e Lyath rimuove il cuore da una delle carogne per sacrificarlo al proprio patrono. Lasciano i cadaveri e si incamminano facendosi avanti tra la vegetazione seguendo un percorso in salita, verso l’imbrunire arrivano sulla sommità di un’altura in cui il terreno è brullo e roccioso. Davanti al gruppo in terreno è pieno di cerchi di pietre piene di sassi azzurrognoli, enormi sagome di uccelli volano sulle loro teste e poco distante uno di questi atterra e va ad accovacciarsi su uno dei cerchi. Amrunithil e Medrash capiscono che si tratta di nidi di roc, o Ucelli della Tempesta: molto pericolosi, in grado di invocare le tempeste con la loro sola presenza, in più le loro uova sono famose per possedere capacità elettriche; capiscono quindi cosa sono le Pietre della Tempesta. Come a confermare quanto detto inizia pure a piovere. Per evitare di essere visti e cacciati dai pennuti tornano sui propri passi per un chilometro e mandano Lyath in avanscoperta grazie alla sua forma gassosa. La tiefling avanza fra le rocce e analizza il contenuto delle alcove: 2 uova nel nido più vicino e 3 in uno più lontano. Passano la notte all’aperto alternandosi coi turni di guardia, ma tutto è tranquillo e la mattina arriva senza nessun turbamento. All’alba una fitta pioggia caratterizza la giornata.

Data sessione: 26/06/2019

Riprendendo fiato il gruppo inizia a ravanare nelle tasche degli avversari caduti tirando su 80 MO, un libro di incantesimi, oggetti sacri al culto, un libro illeggibile, un globo di ignota natura e una croce celtica di ignoto metallo. Le tende vengono rapidamente perlustrate ma non viene trovato nulla oltre a vettovagliamento di base. Si allontanano dall’ingresso della grotta e decidono di passare il resto della notte in una radura poco distante, alternandosi con i turni di guardia. La notte passa tranquilla ed Esfarien ne approfitta per identificare il misterioso globo: trattasi di una sorta di bussola, chi la usa deve concentrarsi su un obiettivo e l’oggetto è in grado di indicare la direzione in cui si trova. La mattina seguente i quattro sono pronti a entrare nella grotta. Si avvicinano all’entrata e notano come i corpi dei cultisti e l’accampamento siano rimasti intoccati, cosa che li rassicura sul fatto che non vi siano altri nascosti nei dintorni. Varcano quindi l’immensa bocca della grotta e procedono verso il fondo: il terreno è una ripida discesa, senza nulla a illuminarlo e proseguono con una torcia in mano per circa un’ora, quando in lontananza inizia a brillare una luce. Si affrettano a raggiungerla e, oltrepassata un’apertura a misura umana, si trovano sulla sommità di una collina ai piedi della quale si sviluppa una fitta giungla che ricopre la parte visibile dalla loro posizione di una immensa grotta sotterranea; dalla volta un gigantesco diamante irradia una luce talmente intensa e calda da essere scambiato per un piccolo sole, mentre da una parete laterale una cascata va a formare un fiume che scintilla in lontananza. Superato lo sbigottimento iniziale il gruppo si rivolge verso Amrunithil, che entrando pienamente nel suo ruolo di guida li informa che la grotta è popolata da varie tribù primitive di dragonborn fra le quali quella che detiene il controllo è quella dei Dorati. Sa che il grado di ostilità che queste nutrono nei confronti degli estranei è vario e, per loro fortuna, la tribù dei Blu, che dovrebbe essere la prima sul loro percorso, è una delle più amichevoli. Detto ciò la mezzelfa sfrutta il potere del globo recuperato la sera prima per sapere la direzione della tribù dei Blu e si avvia lungo il pendio della collina addentrandosi nella boscaglia, seguendo un percorso fra le piante creato dal ripetuto passaggio di varie creature, alcune decisamente abnormi come testimoniato dalle impronte lasciate Non passa troppo tempo che Esfarien si accorge di qualcosa nascosto fra i rami degli alberi che li sta osservando, si volta e si accorge di un dragonborn dalla pelle blu che li guarda con un binocolo in mano. Dà il gomito a Medrash e attira l’attenzione del gruppo, si mette quindi in guardia tirando fuori la spada che gli cade rovinosamente a terra [il pathos svanì ancor prima di comparire]. Il dragonborn si avvicina al gruppo e inizia a parlare, nessuno riesce a capirlo tranne Medrash che diventa l’interprete ufficiale. Dice di chiamarsi Nasmasur e li interroga su chi siano, Medrash risponde, come precedentemente accordato, di essere un gruppo di studiosi, cartografi per la precisione, in viaggio con lo scopo di dare una forma sulla carta ai luoghi ancora inesplorati. Il dragonborn è perplesso e avvisa che li avrebbe portati dal capotribù. Un paio di ore più tardi il gruppo raggiunge un ampio spiazzo circondato da capanne fra le quali spiccano cavi e pali metallici. Vengono fatti rimanere al centro della piazza, dove gli altri abitanti del villaggio li circondano guardandoli incuriositi mentre Nasmasur va a chiamare il capo-villaggio. Questi arriva indossando un abito blu con piume sul dorso e un copricapo ricavato dal teschio di un rettile. Alzandosi la maschera si rivolge al gruppo parlando un comune abbastanza comprensibile e cerca di comprendere il motivo della loro presenza. Si fa avanti Amrunithil che, dopo aver detto di essere stata in passato loro ospite (riferisce di conoscere Trocatar), riporta le stesse parole pronunciate da Medrash a Nasmasur. Tono e/o argomentazioni sono efficaci perché il capo-villaggio sembra essere soddisfatto e accetta di farli passare se in cambio porteranno al villaggio delle Pietre della Tempesta. Il gruppo accetta senza fare domande [e questo è male!]. Per evitare che i quattro vaghino alla cieca viene portata una mappa di una parte della caverna, sono evidenziate le zone più pericolose (sia perché terreno di caccia di dinosauri che perché frequentate dalle tribù più bellicose, specialmente quella dei Rossi) e il luogo in cui si trovano le pietre, ovviamente al centro di una delle parti pericolose. Decidono di partire il giorno dopo, essendo ormai pomeriggio, e passano il tempo vagando per il villaggio osservando gli oggetti elettrici e parlando con l’armaiolo, a cui Medrash promette una pietra della tempesta in cambio di un artefatto.

Data sessione: 22/05/2019

Lyath ha finalmente raggiunto Amrunithil e, tirando fuori la fida fionda, cerca di colpire l’avversario nascosto dietro le tende senza ottenere il risultato sperato. Gli avversari reagiscono lanciando giavellotti contro Medrash ed Esfarien, riuscendo a ferirli. Esfarien capisce che il pericolo principale deriva dall’incantatore, perciò attiva l’incanto “visione del magico” sperando di poter capire dove si trova. A circa una decina di passi vede un bagliore, probabilmente una traccia dell’ultimo incantesimo lanciato. Sguaina perciò la spada e e cerca di avvicinarsi, addentrandosi in una fitta macchia di alberi. Amrunithil attiva l’incanto “raffica di spine” contro l’avversario e tenta di colpirlo, lo manca ma l’avversario si era preparato a una mossa simile e risponde al fuoco, colpendola. Medrash alza il globo luminoso per vedere meglio la zona, constatata la posizione di alcuni avversari ne carica uno colpendolo anche con l’arma spirituale, uccidendolo. 1 a 0 per il gruppo! Lyath cerca di girare attorno al campo per avere la linea di tiro libera, trova il nemico e lo colpisce con la fionda, anche se nota che non gli ha fatto troppo male. Improvvisamente lo scontro nella foresta è interrotto dal riecheggiare di un forte sibilo, tutti si voltano nella direzione da cui proviene e Medrash ed Esfarien si trovano davanti un’orrida visione: una creatura demoniaca circondata da latranti mastini infernali sta avanzando nel sottobosco. Medrash è colto da profondo terrore, abbandona sul terreno scudo e mazza e si dà a una fuga precipitosa. Esfarien, invece, si accorge di essere davanti a un’illusione. (“Coglione!” riecheggiò nella radura). Peccato che questa sua conoscenza dell’occulto non gli sia utile per accorgersi della mano spettrale che lo colpisce e lo manda a terra moribondo. Amrunithil perde di vista il suo bersaglio, raccoglie un sasso e lo lancia dove pensa possa trovarsi: con un 20 su dado il sasso arriva a folle velocità sul falò, le braci schizzano tutte attorno e, mentre le tende iniziano a prendere fuoco, l’avversario ricompare borbottando improperi mentre scappa. La mezzelfa cerca di cogliere l’occasione per cecchinarlo, ma non era il momento giusto per due gesti epici di seguito. Medrash non riesce a riprendersi da suo stato e continua la sua corsa passando a pochi metri dalle ragazze, che lo guardano perplesse. Anche Lyath si accorge del cultista in fuga e, alzando le mani con ghigno soddisfatto, inizia ad accenderlo. Abbattuto Esfarien la mano spettrale si getta contro Amrunithil; contemporaneamente l’avversario di Lyath cerca di scoccare una freccia, ma se la pianta fra i piedi. La mezzelfa si volta verso la direzione della mano spettrale e vede fra le fresche frasche un altro cultista, provvede quindi a cecchinarlo. Medrash continua a scappare, cambiando direzione per evitare lo scontro con un cultista e inoltrandosi quindi nella boscaglia più fitta. Lyath continua a cuocere a fuoco lento il proprio avversario. La situazione sembra peggiorare per gli eroi: la mano spettrale continua a infierire sulla mezzelfa, un cultista si avvicina sguainando la spada e un terzo scaglia una freccia (che non fa nulla perché la corda dell’arco si rompe quasi subito). Amrunithil rivolge la sua attenzione verso il mago e inizia a fargli male. Lyath finisce di carbonizzare l’avversario, girandosi vede la compagna subire i colpi della mano magica, ma prima che possa fare qualsiasi cosa una voce riecheggia nella testa di tutti: hanno catturato Esfarien e intimano di arrendersi. Guardando nella direzione dell’incantatrice vedono che è chinata su Esfarien, il quale è riverso a terra privo di sensi. La mezzelfa non esita e abbassa l’arco. Nel mentre la corsa di Medrash viene bruscamente interrotta dalla presenza di un rigagnolo, il dragonborn nella sua frenesia non si accorge della suo corso e ci finisce dentro. Qualche secondo dopo una voce dal tono materno gli suggerisce di mantenere la calma, il ragazzo sembra tranquillizzarsi. Lyath non si dà per vinta, essere ricattata non rientra nel proprio modus operandi quindi con un incanto fa comparire un’impenetrabile oscurità attorno a Esfarien, accecando l’incantatrice. Il cultista superstite indietreggia impaurito, mentre dal buio non si sente alcun rumore. Amrunithil scocca una freccia nella direzione in cui supponga possa essere l’avversaria, ma non si sente alcun suono di dolore in risposta. Medrash intanto continua a sentire la voce: gli ricorda che i compagni hanno bisogno di lui, che deve andare a recuperare le armi portandosi dietro un’ampolla dell’acqua del rigagnolo. In più una fugace visione gli mostra il campo di battaglia; la vista della potenziale disfatta dei compagni lo spinge a rialzarsi e a correre ad aiutarli. Lyath cerca di mettere in fuga l’incantatrice appiccando un bel falò nel limitare della zona di oscurità e contemporaneamente vi si avvicina sperando di riuscire a mettere al sicuro Esfarien, sentendo nel mentre la voce della maga che ordina di portare via il mezzelfo. Amrunithil segue la compagna e si avvicina anche lei all’oscurità. La tiefling è arrivata al bordo del buio, dissolve l’incanto e vede l’ultimo combattente cultista rimasto in piedi cercare di portare via Esfarien; rapidamente gli scaglia contro un incanto riducendolo a un mucchio di cenere. L’incantatrice cerca di reagire all’inaspettata ribellione del gruppo: invoca una tempesta di palle di neve che scaglia contro Lyath, la quale sì accusa ma risponde prontamente con una vampata infernale. Purtroppo l’avversaria la riesce ad annullare. Amrunithil dà il suo contributo colpendola con una freccia. Medrash finalmente arriva sul luogo dello scontro, raccatta le armi e si precipita a curare Esfarien. Questo rinviene e si guarda attorno sbigottito: cadaveri bruciati, un’area boschiva in fiamme con al centro una tempesta di neve e, sopratutto, si accorge della lucente cicatrice che brilla sul petto fra i brandelli della camicia. Finalmente la battaglia termina: con l’ultimo incanto potente del suo arsenale Lyath colpisce l’avversaria, che cade a terra morta.

Data sessione: 03/04/2019

La mattina del secondo giorno dall’incontro il gruppo è pronto a partire: prima tappa cittadella, dove sono ansiosi di recuperare la taglia del troll. Esfarien ed Amrunithil vanno e incassano la bellezza di 55MO, mentre Lyath li aspetta sul carretto e Medrash nel approfitta per fare una capatina al tempio per pregare (e acquistare una statuina votiva della divinità). Sbrigate le faccende più urgenti la carovana si mette in marcia, in testa Amrunithil. Verso est il sentiero si addentra subito nella foresta, proseguono fino a incontrare la prima salita. Inizialmente è dolce e sulla sommità possono vedere le vette innevate stagliarsi all’orizzonte; nella seconda metà della giornata la temperatura cala e la foresta si dirada, lasciando spazio a una vegetazione più bassa. Si accampano ed Esfarien e Amrunithil vanno a caccia, dopo poco la mezzelfa trova un pezzo di tessuto: lino, strappato e appeso ai bassi rami di un cespuglio da almeno 1 giorno. Attorno delle tracce suggeriscono il passaggio di circa cinque individui umanoidi. Osservando il frammento Esfarien è abbastanza sicuro che abbia lo stesso colore dei sai dei cultisti, ma che il materiale non sia lo stesso. Tornano velocemente al campo e informano gli altri. Per cercare informazioni aggiuntive Lyath trova un pennuto e casta l’incanto “parlare con animali”: un gruppo di persone che corrisponde alla descrizione dei cultisti è passata la lì, il pennuto indica la direzione ma dice che attualmente non vede fuochi accesi nei dintorni. Rilasciato il pennuto i quattro decidono di mangiare e ripartire velocemente, all’inseguimento del gruppo. Nella nottata arrivano al limitare del bosco e davanti a loro si apre una grotta gigantesca, osservando con attenzione Lyath si accorge che su un lato, protetti da sporgenze rocciose, ci sono delle tende del colore della pietra. Le indica agli altri e Amrunithil, sapendo il tipo di creature che abitano la zona (primitive tribù di dragonborn), conclude che potrebbero appartenere solo a forestieri, probabilmente allo gruppo che stanno inseguendo. Esfarien decide di attivare l’amuleto della chiaroveggenza e osserva il campo: sono i cultisti, 2 persone stanno uscendo da una tenda, discutono e il mezzelfo riporta le parole “Glenda lo aveva detto”, sente inoltre sguainare delle lame, momento in cui decide di interrompere l’incanto e avvisare i compagni. Amrunithil decide di andare in avanscoperta, sgattaiolando fra i cespugli arriva abbastanza vicino per sentir dire “Dobbiamo rimanere nascosti, ma spostati dalle tende.”. cerca di tornare indietro per avvertire gli altri ed è in quel momento che dal terreno spunta una mano scheletrica che afferra la caviglia di Esfarien. Lyath attiva individuazione del magico e dice ai compagni che si tratta di un “semplice” incantesimo di necromanzia, fatto ciò segue Amrunithil nei cespugli. Medrash, che precedentemente aveva acceso il globo di luce, avverte la presenza di qualcosa che vuole farglielo cadere dalle mani e che purtroppo ci riesce; contemporaneamente dalle loro spalle arriva una lancia che si conficca nel terreno fra i due compagni. Esfarien scocca un quadrello nella direzione da cui pensa provenire la lancia e vede due individui spostarsi dietro un albero. Amrunithil vede la compagna avanzare nella sua direzione e farle un cenno di proseguire verso la grotta, assecondandola raggiunge le tende. Medrash attiva l’arma spirituale, accende nuovamente la sfera e cerca di colpire uno degli assalitori. Esfarien dalla sua posizione vede partire una stalattite di ghiaccio che si pianta nell’armatura magica, la stalattite esplode e i frammenti feriscono sia il mezzelfo che il dragonborn. Altre due lance partono, ma non raggiungono il bersaglio; come se non bastasse dalle tende escono altri due soggetti, ma i riflessi di Amrunithil li colgono impreparati e la mezzelfa ne colpisce uno. Esfarien cerca di reagire: cura se stesso e cerca di ispirare il compagno. Amrunithil uccide il suo bersaglio e casta un incanto verso il secondo. Medrash, forte del supporto del mezzelfo, lancia l’arma spirituale colpendo il bersaglio.

Data sessione: 20/03/2019

Preoccupati per i cultisti il gruppo riprende il cammino, Lyath sempre davanti (anche se stavolta si casta per precauzione “armatura magica”) guida il gruppo sfruttando alcuni glifi sulle pareti. Un vociare lontano conduce i loro passi fino all’ingresso di una grande stanza circolare, dove trovano un gruppo di persone tutte incappucciate. Esfarien si fa avanti salutando e presentandosi, mentre gli altri tre rimangono in guardia alle sue spalle. Tutti si voltano nella sua direzione e una figura più grossa delle altre dà il benvenuto. Si presenta come Malek Saldonar, afferma di aver fondato il gruppo assieme a Ismael; in segno di collaborazione gli vengono resi sia il diario di Soben che la spilla trovata da Amrunithil sul cadavere dell’uomo. Segue un pacato dialogo fra il gruppo e il rappresentante della Corte dei Grigi da cui emergono importanti informazioni: la Corte è nata con lo scopo di proteggere i piani dell’esistenza poiché qualcosa si sta muovendo affinché questi collidano, evento al quale seguirebbero solo guerra e morte. Il nobile fine della Corte è il motivo per cui viene esteso ai quattro un invito a unirsi. Mettendosi in disparte il gruppo cerca di arrivare a un accordo comune, e nel mentre Medrash attiva l’incanto “individuazione del bene e del male” per cercare di capire se all’interno del gruppo possa esservi qualche infiltrato malevolo; unico risultato è l’individuazione della presenza di due esseri provenienti da altri piani dell’esistenza: Ismael dal piano dell’aria e Malek da quello del fuoco. La discussione va per le lunghe ma alla fine arrivano all’unica soluzione pratica: unirsi alla Corte, unione che viene ufficializzata assegnando a ognuno dei quattro una spilla a forma di topo. Come membri del gruppo hanno accesso a tutte le informazioni pratiche per poter capire cosa sta succedendo attualmente: il piano in cui si trovano ha circa un migliaio di anni storia, prima il vuoto occupava ogni cosa fino alla comparsa del Brodwan. Questo è sia ciò che ha creato ogni cosa esistente sia ciò che consente l’esistenza della magia nel mondo da cui proviene. La sua immane potenza è il motivo per cui non può essere distrutto ma solo messo al sicuro. Malek si rivolge quindi ad Amrunithil e assieme discutono della possibile ubicazione del Brodwan all’interno della Grotta del silenzio. Prima di congedarsi i quattro ricevono due oggetti: un sigillo per poter mandare missive a Malek e un oggetto che, una volta rotto, consente di richiamare fisicamente Malek (obiettivo è usarlo una volta trovato il Brodwan per poterlo maneggiare in sicurezza). La riunione si conclude e i quattro tornano alla taverna. La giornata seguente è dedicata al riposo e viene usata per fare shopping: una balestra per Esfarien + uno scudo per Medrash + frecce per Amrunithil + 10 fiale + 1 pala + 1 piccone.

Data sessione: 14/03/2019

Sfruttando l’amato carretto i tre partono alla volta della cittadella, le strade sono gremite di gente e il cammino è rallentato. Verso la fine del percorso la strada è in leggera pendenza, in quanto la cittadella si erge sulla parte più alta della città. La folla continua a essere abbastanza fitta, tanto quanto basta ai tre per non accorgersi di una persona che sbuca da una strada laterale e va a sbattere contro il carretto. Lyath perde l’equilibrio e gli cade sopra, ma mentre si alza si accorge che sta sanguinando copiosamente e chiama gli altri per aiutarla. Lo rattoppano al meglio delle loro possibilità, maledicendo sottovoce l’assenza di Medrash. Il tipo è evidentemente messo male ma, incurante del proprio stato, tira fuori dal mantello un libro e inizia a supplicare i tre di distruggerlo, credendo di essere stato accoltellato per la sua esistenza. Nel frattempo attorno a loro si è formata una piccola folla e alcuni stanno chiamando a gran voce le guardie. Sollevando la testa lo sguardo di Lyath si posa su una figura incappucciata rivolta verso di loro, rimane immobile per qualche momento e poi sparisce tra la folla; velocemente la ragazza afferra il libro dalle mani del tipo, attiva l’incanto “forma gassosa” e si vaporizza all’inseguimento. Un momento dopo arrivano le guardie, che assistono all’ultimo respiro dell’uomo. Amrunithil ed Esfarien vengono interrogati, ma le loro risposte unite alla testimonianza della folla e alle tracce di sangue che conducono da tutt’altra parte fanno capire velocemente alle guardie che non sono coinvolti nell’omicidio. Mentre i gendarmi sono distratti Amrunithil ne approfitta per aprire la sacca dell’uomo: all’interno non trova il diario, solo poche monete che lascia al loro posto e una spilla a forma di topo che fa sparire. Assieme a Esfarien ascoltano i discorsi dei soldati e sente il loro comandante riconoscere il cadavere: Panfilos Soben, un ottimo orafo cittadino. Nel frattempo, ignaro di cosa stia succedendo ai suoi compagni, Medrash entra nella parte di tempio dedicata a Eldath e chiede ai sacerdoti se in tempi recenti fossero passati fedeli provenienti dalla foresta di Lizerald, sua zona di provenienza. Gli viene raccontato che non hanno avuto pellegrini dal quel luogo e che, in generale, il numero di fedeli stia diminuendo a causa della comparsa di altri culti, primo fra tutti i Figli della Notte. Il dragonborn confessa di averli incontrati e di aver commesso peccato arrivando allo scontro, ciò gli fa guadagnare il rimprovero del monaco e l’obbligo di compiere una purificazione. Il dragonborn china il capo al rimprovero e si accomiata dal sacerdote ringraziandolo. Mentre i compagni vengono interrogati dai gendarmi o sono intenti in mistiche questioni Lyath è all’inseguimento della figura misteriosa; la forma gassosa le consente di rimanere in aria fuori dalla portata visiva dell’inseguito. Dopo alcune svolte a zig zag fra i palazzi di quella che è evidentemente una zona ricca il figuro si ferma davanti una porta di servizio di un bel palazzo e bussa. Esce una figura maschile con cui intrattiene una breve conversazione che la tiefling riesce a sentire: “Non ti aspettavo, cosa ti porta a casa mia a quest’ora?” “Soben è venuto a mancare, qualcuno l’ha ucciso.” “Non cambia nulla. Si farà lo stesso, stessa ora e stesso posto.” La porta si chiude, il tipo riparte con Lyath sempre al seguito, fino a che arrivano a una locanda da cui entra agilmente dalla finestra. La ragazza lo segue, sperando nell’assenza di protezioni magiche contro cui sarebbe impotente, e si ritrova dentro una stanza spaziosa: letto, armadio e scrivania, alla quale è seduto il tipo. Il cappuccio è calato: da dietro si vede un incarnato pallido su cui risaltano venature azzurre. Contemporaneamente alla fine dell’inseguimento di Lyath, Medrash raggiunge i due compagni e nota sia la pozza di sangue (il cadavere è già stato rimosso) che l’assenza della tiefling. Gli viene spiegato tutto, vaporizzazione della ragazza inclusa e, sbrigate le magagne burocratiche, decidono di continuare per la caserma, dopotutto non hanno la minima idea di come rintracciare la compagna. Per la riscossione della taglia trovano un problema: sarebbe stata in previsione una battuta di caccia nei giorni successivi, l’eliminazione della bestia risolverebbe una rottura non da poco, ma non hanno portato prove a supporto della loro affermazione. Dopo una breve discussione arrivano alla mediazione che sarebbero ripassati due giorni dopo per riscuotere la taglia nel caso non si presentasse nessuno. Concluso l’obiettivo finale della giornata i tre decidono di aspettare la compagna fuori dalle porte della cittadella. La compagna in questione, nel mentre, è ancora intenta a osservare le mosse dell’uomo: ha tirato fuori una mappa e l’ha stesa sul tavolo, dalle sue spalle vede che alcuni punti sono evidenziati con il simbolo dell’Ouroboros, di questi alcuni hanno una croce sopra. l’uomo li osserva e parlando fra sé e sé borbotta “Stanno salendo da sud, i bastardi.” La ragazza prende in considerazione le due opzioni: tornare dai compagni e decidere il da farsi, ma senza avere la certezza di trovare nuovamente l’uomo, o provare lei a parlarci direttamente. L’ultima frase la rende abbastanza sicura di non trovarsi a un rappresentante dei Figli della Notte, quanto a un loro oppositore, per questo motivo opta per la seconda opzione. Arretra fino al letto e ci si siede sopra, tiene il bastone in mano ma abbassato e riprende forma solida esclamando: “Buonasera!” La mappa si richiude e il tipo si gira bruscamente, mettendosi a ridere appena la vede. Segue uno scambio di battute attraverso il quale entrambi realizzano di non star parlando con un membro degli odiati Figli; alla fine il figuro si presenta: si chiama Ismael, viene dal piano dell’aria per scongiurare la minaccia dei Figli e, assieme ad altri fra cui il povero Soben, fa parte della Corte dei Grigi. È un gruppo che si oppone ai Figli e, dal momento che il loro intento pare essere lo stesso, invita Lyath e compagni al prossimo raduno, che si tiene la sera stessa. La ragazza accetta, si accomiata e raggiunge gli

Data sessione: 27/02/2019

Il gruppo riparte alla volta della città, durante il tragitto Lyath ne approfitta per fare una conta del bottino: 200 MO + gemme per 300 MO + 35 barre di electrum (ognuno vale 0,5MO). All’imbrunire la città è in vista, entrano da una delle porte senza che le guardie li fermino e iniziano a percorrere le strada principale, fermandosi a un bivio che indica “Taverna La Caverna” in cui decidono di fermarsi. Si tratta di un locale grande e ben tenuto, abbastanza frequentato in cui il taverniere è un dragonborn; la serata trascorre stranamente tranquilla: Lyath gioca a carte con un gruppo di avventori, Medrash chiacchiera col taverniere informandosi sull’ubicazione dei negozi migliori di alchimisti e maghi e gli altri due bevono una birra placidi in un angolo. Anche la notte trascorre senza intoppi e il mattino i nostri eroi sono freschi e riposati. Prima tappa è un gioielliere, dove vendono le gemme e comprano una perla, necessaria a Esfarien per usare l’incantesimo di identificazione per gli oggetti magici. Fatto l’acquisto, mentre si dirigono alla bottega di un alchimista, il mezzelfo comunica ai compagni che l’amuleto preso dalla bisaccia del morto della locanda putrida può far usare l’incanto “chiaroveggenza” a chi lo indossa (1/d consumando 1d20 MO). Il laboratorio a cui giungono è grande, pieno zeppo di artefatti, gestito da un dragonborn di nome Tolmund. Medrash avvia le trattative per poter identificare i rimanenti oggetti magici e, arrivando a una conclusione di 30MO a pezzo, ottiene: – giara: giara alchemica, 1/d si può riempire di una sostanza a scelta – bracciali: maledetti, avvelenano il portatore ma gli aumentano la forza [vengono venduti per 50MO] – frecce (x10): aggiungono danni da ghiaccio (1d8+2) [vengono dati ad Amrunithil] – anello della cassa: “invisibilità” 1/d x1h, richiede affinità con il proprietario. Il processo richiede tempo, quindi Esfarien e Lyath rimangono ad aspettare, mentre Medrash e Amrunithil vanno verso la piazza per cercare una bacheca da cui capire se ci fosse una taglia sul troll. La piazza della città è gremita di gente, chi vaga per gli affari propri e chi si dirige o torna dalla grande quadricattedrale che si erge sul lato nord [dedicata agli dei Tyr – Lathander – Mask – Eldath]. Al centro della piazza trovano effettivamente una bacheca, sulla quale leggono due annunci riguardanti dei ricercati e uno su una caccia al cinghiale. Accanto vi è una guardia, evidentemente molto annoiata, a cui chiedono informazioni su eventuali taglie; inizialmente l’uomo cerca di farsi dare dei soldi ma, prima che l’elfa gli salti al collo, l’animo pacificatore del dragonborn interviene dando in cambio una bevanda rinfrescante e una piccola benedizione in nome della dea. La guardia accetta e consiglia di andare in caserma, dando le opportune indicazioni ai due. Decidono di separarsi momentaneamente: mentre Amrunithil va a prendere gli altri per poi andare verso la caserma, Medrash ne approfitta per dirigersi al tempio.

Data sessione: 12/02/2019

Lyath si avvicina all’elfo e inizia a pungolarlo con il bastone, il figuro sembra avere il sonno pesante ma dopo un po’ apre gli occhi, velocemente si alza in piedi e sguaina una lama. Chiede l’identità dei membri del gruppo e il perché l’abbiano svegliato. I tre indicano il cadavere sul letto, raccontano come l’uomo sia spirato poco prima e descrivono cosa hanno visto e trovato nello sgabuzzino. L’elfo nega qualsiasi coinvolgimento, dicendo di essere arrivato che l’uomo era già a letto e consiglia di andare a parlare col taverniere. La porta del dormitorio si apre improvvisamente ed entra proprio il soggetto della discussione che, brandendo un randello, chiede il motivo di tale baccano. Il gruppo indica il cadavere e il tipo si rilassa, scrolla la spalle e dice che ignora la sua identità, era arrivato la giornata precedente stremato e con una vistosa ferita sull’addome che il taverniere aveva rattoppato alla bene e meglio; purtroppo non ha mai ripreso coscienza abbastanza per dare al taverniere qualcosa per ripagarlo del disturbo. Borbottando il taverniere dice a Medrash di dargli una mano a portare fuori il cadavere per dargli degna sepoltura, escono e coinvolgono anche Esfarien che viene mandato nella legnaia a raccattare le pale. Le ragazze rimangono nella stanza, guardando dalla finestra gli uomini mentre scavano una fossa accanto ad altre due (il precedente proprietario della locanda e sua moglie); nessuna delle due è convinta che l’oste sia innocente e Lyath propone alla compagna di andare a fare un giro nella stanza da letto dell’uomo. Sapendo che il lavoro in cui sono impegnati porterà via una quantità di tempo non indifferente le due si dirigono verso la stanza privata dell’oste, intenzionate a scoprire eventuali segreti del loro inquietante ospite. I grimaldelli di Lyath permettono di entrare senza difficoltà e le due si trovano dentro una stanza piuttosto frugale: un letto matrimoniale (evidentemente usato solo a metà), un armadio e alcune bottiglie vuote sparse sul pavimento. Le due decidono di ottimizzare i tempi: a Lyath tocca l’ingrato compito di rovistare nel letto e ad Amrunithil quello di frugare nell’armadio. Mentre la tiefling sposta lenzuola non esattamente linde, la mezzelfa trova nascosta sotto dei vestiti un’armatura. È evidentemente usata, ma ancora ben tenuta; al centro del pettorale spicca l’emblema di un drago e accanto vi sono una spada e uno scudo recanti lo stesso simbolo. La ragazza chiama la compagna che analizza velocemente gli oggetti e ne esclude una qualsiasi proprietà magica, ma osservando il simbolo non riesce a collegarlo a nessuna delle nozioni in suo possesso. Amrunithil torna a ravanare nell’armadio e tira fuori una scatola, aprendola trova al suo interno degli oggetti che si potrebbe tranquillamente definire spazzatura. Scrollando le spalle rimette a posto tutto accuratamente e chiude l’armadio. Nel mentre anche Lyath ha finito la sua ispezione, trovando nascosti nel cuscino alcune MO e un coltello. Non interessata a scatenare possibili discussioni lascia l’oro al suo posto e, convenendo con la mezzelfa che non vi sia niente di interessante, escono dalla stanza richiudendo la porta a chiave. Si dirigono nella sala comune, dove poco dopo vengono raggiunti dagli altri e brindano assieme alla memoria del povero diavolo. A quanto pare l’oste è in vena di chiacchierare e chiede al gruppo la natura dei loro affari, gli rispondono che stanno accompagnando il Sommo Marian, artista di somma fama, verso Heavenfield e chiedono quanto manchi alla meta. Un paio di giorni è la risposta e il gruppo sembra essere abbastanza soddisfatto. Ormai è notte e i quattro vanno a dormire, decidendo di alternarsi in turni di guardia per evitare spiacevoli sorprese. La notte passa tranquilla, se si esclude il russare dell’elfo, e al mattino sono pronti a ripartire. La pioggia li accompagna per tutta la giornata, non succede nulla di eclatante tranne per il fatto di raggiungere una decisione sul fatto di passare per la città o aggirarla, considerando che sono consapevoli di essere ricercati dal gruppo dei cultisti. Alla fine le grandi dimensioni della città e il fatto che rappresenta l’ultimo baluardo di civiltà utile per procurarsi equipaggiamento prima di addentrarsi nella foresta sono le motivazioni determinanti che portano i quattro a decidere di farvi tappa. Il giorno successivo il tempo è migliorato e a metà mattina si trovano ad attraversare un fiume. Davanti a loro vi è un ponte di legno e il gruppo cerca di capire se sia abbastanza solido per permettere il passaggio sia dei cavalli che del carretto. Mentre Medrash e Amrunithil si confrontano l’elfa blocca il discorso improvvisamente e dice di vedere dei segni rossi sul terreno dall’altra parte del ponte. Guardandosi attorno non vedono nulla di strano, ma Medrash e Lyath preferiscono andare in avanscoperta. Durante l’attraversata del ponte la tiefling scorge sulla sinistra l’ingresso di una caverna e si prepara a colpire la prima cosa esca da lì. Il dragonborn invece preferisce non focalizzare la sua attenzione su un punto solo, atteggiamento che lo premia una volta arrivato dall’altra parte. Infatti da una roccia a destra della strada spunta un enorme troll che, però, non riesce a cogliere Medrash impreparato. Il dragonborn evoca la sua fida spada spirituale e cerca di colpirlo, ma la mossa non va a buon fine e il troll ricambia il favore con maggior efficacia. Esfarien dall’altra parte del ponte vede la scena e corre in aiuto dei compagni sfoderando le sue arti magiche. Lyath prende qualche momento per studiare l’avversario e si ricorda che la creatura in questione è suscettibile al fuoco, mentre colpi di altra natura riesce a rigenerarli in parte. Urla quindi ai compagni di usare il più possibile il fuoco e fa partire dalle proprie mani un cono di fiamme, colpo che il bestio accusa in toto. Medrash va di ignoranza: arma spirituale più sputo di acido, magari non efficace ma sicuramente soddisfacente. Amrunithil vista la scena tira fuori l’arco e riesce a piantargli una freccia nella spalla. Il troll è parecchio incazzato e attacca sia Medrash che Lyath che accusano. Esfarien corre al

Data sessione: 16/01/2019

Il viaggio verso Dunsley è placido e il gruppo arriva in vista delle porte all’imbrunire. Aguzzando occhi e orecchie non sentono né il rumore concitato di battaglie né vedono colonne di fumo ergersi da dentro le mura, ipotizzando che la situazione sia abbastanza tranquilla continuano fino ad arrivare a una delle porte. Un manipolo di soldati è stazionato all’entrata e mettono mano alle armi appena vedono arrivare il carretto. Una delle guardie avanza e intima l’alt, ordine che il gruppo esegue senza indugiare. La guardia li interroga sulla natura dei loro affari e Lyath, che riconosce il soldato come uno dei sergenti delle guardie cittadine, si presenta come cittadina di Dunsley e racconta di essere tornata in città dopo giorni di assenza per lavoro e chiede cosa sia successo. La guardia risponde che una delle famiglie più importanti è stata arrestata e il duca ha ordinato l’isolamento della città fino a che il figlio maggiore, il giovane Kram, non venga catturato. Capendo di non poter forzare il posto di blocco senza evitare una carneficina la tiefling ringrazia e si allontana. Porta il gruppo vicino all’entrata della galleria usata in precedenza per uscire dalla città, si accampano e aspettano la notte per poter fare il percorso a ritroso. Esfarien decide di accompagnare la tiefling, mentre Medrash rimane a fare la guardia al campo assieme ad Amrunithil. I due entrano, percorrono l’intera galleria senza incontrare nessuno e sbucano nel seminterrato della gilda. L’atmosfera è stranamente tranquilla, nessuna luce è accesa e dal piano di sopra non si senta arrivare nessuna voce. Avanzando notano il deserto più totale: la guardiola è sguarnita, il bancone del pianterreno è vuoto, la porta principale e le finestre sono sbarrate, ai piani superiori le stanze da letto sono state svuotate (tranne quella di Lyath, che però nota come qualcuno vi abbia rovistato). Tornano al pianterreno e aprono una finestra per uscire, ma vuoi la scarsa manutenzione, vuoi la scarsa usta della tiefling, lo scuro si stacca e cade rumorosamente sulla strada. I due si immobilizzano e dopo una decina di minuti realizzano che nessun allarme è scattato, colgono l’occasione al volo per uscire in strada e dirigersi verso il palazzo del duca. Un paio di vicoli dopo vanno a sbattere contro un manipolo di soldati di pattuglia. Mentre Lyath si improvvisa ubriaca Esfarien approfitta della breve distrazione per lanciarsi un incanto di camuffamento e apparire alle guardie come un vecchio. Prende per il braccio la tiefling, la quale biascica parole poco comprensibili, e si scusa allontanandosi. Le guardie inizialmente si insospettiscono, chiedendo cosa ci facciano fuori dopo il coprifuoco, ma la performance della tiefling è talmente convincente che un po’ schifate dicono a Esfarien di portarla via e di non farsi vedere un’altra volta in giro. I due si allontanano velocemente e ritornano alla gilda, dove passano la notte nella stanza della tiefling tenendola chiusa e facendo due turni di guardia. Il mattino presto vede i due dirigersi al castello; all’entrata devono convincere una guardia a portare un messaggio al paggio Samuel, da cui vengono scortati poco dopo. L’uomo li accoglie abbastanza soddisfatto del lavoro, ma rimprovera il gruppo di aver coinvolto la gilda dei ladri, motivo per cui la ricompensa è stata diminuita. La ricompensa in questione arriva nella forma di un grosso sacco tintinnante [500 MO], che Lyath provvede a far sparire velocemente, e un lasciapassare per poter uscire dalla città. Ringraziando il duca per la fiducia data e assicurando che in caso di ulteriore bisogno non esiterebbero ad accettare un altro incarico, i due si congedano ed escono dal castello. Ancora pensierosa per lo stato della gilda Lyath propone a Esfarien una piccola deviazione, alla volta di un informatore. Arrivano davanti il bancone di un fruttivendolo dove vengono accolti da un ragazzo che riconosce e saluta la tiefling. Prendendolo in disparte la ragazza impara che la gilda si è trasferita nel palazzo dei Verdefoglia, di cui è divenuta l’unico proprietario togliendola dalle mani del duca grazie a cavilli più o meno legali. Arrivati alla villa trovano tutti i membri impegnati in attività di restauro e vengono mandati da Lyssa. Lyath consegna al capo 50MO dal sacco, dicendole che hanno consegnato le ragazze alla torre; la avvisa anche che le è stata data una missione dal maestro e che si dovrà assentare per un tempo indefinito. La mezzelfa era a conoscenza della cosa e la congeda augurandosi di vederla tornare intera. Il duo è quindi libero di tornare all’accampamento, che raggiungono per metà pomeriggio. Trascorrono la notte accampati e la mattina presto si rimettono in viaggio. Sotto la guida di Amrunithil il gruppo segue il corso del fiume, passando locande, un santuario e incrociando alcuni pescatori su una chiatta. Alla sera arrivano nei pressi di una locanda fatiscente; il nome sul cartello è cancellato, sono evidenti segni di recenti rattoppi fatti alla bene e meglio e la porta d’entrata si apre su una stanza sporca e mal illuminata. La mezzelfa contratta con il proprietario, Bob, per una notte nella stanza comune per poi sedersi a un tavolo a cenare mentre il locandiere si occupa del carro e dei cavalli. Finita la cena la mezzelfa tira fuori la lettera consegnatale da Lyath e invita i tre a leggerla: si tratta di una missiva scritta dal maestro Dardanos in cui esorta la ragazza ad accompagnare i tre alla Grotta del Silenzio, in cambio riceverebbe una ricompensa di 100MO e informazioni sul un certo Quoven. La mezzelfa dice che si tratta del suo maestro, scomparso misteriosamente anni prima, e chiede ai tre se ne abbiano mai sentito parlare. Purtroppo il nome non dice niente a nessuno. Sconsolata la mezzelfa si alza e si dirige verso la camerata, seguita dagli altri. Entrati notano di non essere gli unici ospiti della locanda, un elfo è addormentato a ridosso del muro e un uomo sta dormendo il un letto. Irrigidendosi i quattro vedono una chiazza rossastra allargarsi sulle coperte. Medrash si avvicina a controllare, sollevando le coperte vede una ferita