Lyath si avvicina all’elfo e inizia a pungolarlo con il bastone, il figuro sembra avere il sonno pesante ma dopo un po’ apre gli occhi, velocemente si alza in piedi e sguaina una lama.

Chiede l’identità dei membri del gruppo e il perché l’abbiano svegliato.

I tre indicano il cadavere sul letto, raccontano come l’uomo sia spirato poco prima e descrivono cosa hanno visto e trovato nello sgabuzzino. L’elfo nega qualsiasi coinvolgimento, dicendo di essere arrivato che l’uomo era già a letto e consiglia di andare a parlare col taverniere.

La porta del dormitorio si apre improvvisamente ed entra proprio il soggetto della discussione che, brandendo un randello, chiede il motivo di tale baccano.

Il gruppo indica il cadavere e il tipo si rilassa, scrolla la spalle e dice che ignora la sua identità, era arrivato la giornata precedente stremato e con una vistosa ferita sull’addome che il taverniere aveva rattoppato alla bene e meglio; purtroppo non ha mai ripreso coscienza abbastanza per dare al taverniere qualcosa per ripagarlo del disturbo.

Borbottando il taverniere dice a Medrash di dargli una mano a portare fuori il cadavere per dargli degna sepoltura, escono e coinvolgono anche Esfarien che viene mandato nella legnaia a raccattare le pale.

Le ragazze rimangono nella stanza, guardando dalla finestra gli uomini mentre scavano una fossa accanto ad altre due (il precedente proprietario della locanda e sua moglie); nessuna delle due è convinta che l’oste sia innocente e Lyath propone alla compagna di andare a fare un giro nella stanza da letto dell’uomo.

Sapendo che il lavoro in cui sono impegnati porterà via una quantità di tempo non indifferente le due si dirigono verso la stanza privata dell’oste, intenzionate a scoprire eventuali segreti del loro inquietante ospite.

I grimaldelli di Lyath permettono di entrare senza difficoltà e le due si trovano dentro una stanza piuttosto frugale: un letto matrimoniale (evidentemente usato solo a metà), un armadio e alcune bottiglie vuote sparse sul pavimento.

Le due decidono di ottimizzare i tempi: a Lyath tocca l’ingrato compito di rovistare nel letto e ad Amrunithil quello di frugare nell’armadio.

Mentre la tiefling sposta lenzuola non esattamente linde, la mezzelfa trova nascosta sotto dei vestiti un’armatura. È evidentemente usata, ma ancora ben tenuta; al centro del pettorale spicca l’emblema di un drago e accanto vi sono una spada e uno scudo recanti lo stesso simbolo. La ragazza chiama la compagna che analizza velocemente gli oggetti e ne esclude una qualsiasi proprietà magica, ma osservando il simbolo non riesce a collegarlo a nessuna delle nozioni in suo possesso.

Amrunithil torna a ravanare nell’armadio e tira fuori una scatola, aprendola trova al suo interno degli oggetti che si potrebbe tranquillamente definire spazzatura. Scrollando le spalle rimette a posto tutto accuratamente e chiude l’armadio.

Nel mentre anche Lyath ha finito la sua ispezione, trovando nascosti nel cuscino alcune MO e un coltello. Non interessata a scatenare possibili discussioni lascia l’oro al suo posto e, convenendo con la mezzelfa che non vi sia niente di interessante, escono dalla stanza richiudendo la porta a chiave.

Si dirigono nella sala comune, dove poco dopo vengono raggiunti dagli altri e brindano assieme alla memoria del povero diavolo.

A quanto pare l’oste è in vena di chiacchierare e chiede al gruppo la natura dei loro affari, gli rispondono che stanno accompagnando il Sommo Marian, artista di somma fama, verso Heavenfield e chiedono quanto manchi alla meta. Un paio di giorni è la risposta e il gruppo sembra essere abbastanza soddisfatto.

Ormai è notte e i quattro vanno a dormire, decidendo di alternarsi in turni di guardia per evitare spiacevoli sorprese. La notte passa tranquilla, se si esclude il russare dell’elfo, e al mattino sono pronti a ripartire.

La pioggia li accompagna per tutta la giornata, non succede nulla di eclatante tranne per il fatto di raggiungere una decisione sul fatto di passare per la città o aggirarla, considerando che sono consapevoli di essere ricercati dal gruppo dei cultisti. Alla fine le grandi dimensioni della città e il fatto che rappresenta l’ultimo baluardo di civiltà utile per procurarsi equipaggiamento prima di addentrarsi nella foresta sono le motivazioni determinanti che portano i quattro a decidere di farvi tappa.

Il giorno successivo il tempo è migliorato e a metà mattina si trovano ad attraversare un fiume.

Davanti a loro vi è un ponte di legno e il gruppo cerca di capire se sia abbastanza solido per permettere il passaggio sia dei cavalli che del carretto.

Mentre Medrash e Amrunithil si confrontano l’elfa blocca il discorso improvvisamente e dice di vedere dei segni rossi sul terreno dall’altra parte del ponte.

Guardandosi attorno non vedono nulla di strano, ma Medrash e Lyath preferiscono andare in avanscoperta. Durante l’attraversata del ponte la tiefling scorge sulla sinistra l’ingresso di una caverna e si prepara a colpire la prima cosa esca da lì. Il dragonborn invece preferisce non focalizzare la sua attenzione su un punto solo, atteggiamento che lo premia una volta arrivato dall’altra parte.

Infatti da una roccia a destra della strada spunta un enorme troll che, però, non riesce a cogliere Medrash impreparato.

Il dragonborn evoca la sua fida spada spirituale e cerca di colpirlo, ma la mossa non va a buon fine e il troll ricambia il favore con maggior efficacia.

Esfarien dall’altra parte del ponte vede la scena e corre in aiuto dei compagni sfoderando le sue arti magiche.

Lyath prende qualche momento per studiare l’avversario e si ricorda che la creatura in questione è suscettibile al fuoco, mentre colpi di altra natura riesce a rigenerarli in parte. Urla quindi ai compagni di usare il più possibile il fuoco e fa partire dalle proprie mani un cono di fiamme, colpo che il bestio accusa in toto.

Medrash va di ignoranza: arma spirituale più sputo di acido, magari non efficace ma sicuramente soddisfacente.

Amrunithil vista la scena tira fuori l’arco e riesce a piantargli una freccia nella spalla.

Il troll è parecchio incazzato e attacca sia Medrash che Lyath che accusano.

Esfarien corre al soccorso di Medrash, mentre Lyath lancia un altro turbine di fuoco.

Il troll cade a terra tramortito e l’istinto ferale della tiefling prende il sopravvento, senza preoccuparsi di prendere una lama lo raggiunge e gli strappa la giugulare a morsi. Gli altri tre sono abbastanza schifati dalla scena, Medrash borbotta “abomino”e Amrunithil si chiede preoccupata con chi cavolo sia finita.

Tornata la calma il gruppo si avvicina alla grotta e trovano una cassa: Lyath riesce a scassinarla e al suo interno trovano abiti da nobildonna, gioielli, sacchetti e un anello (magico con un’aura di illusione).

Medrash entra nella grotta e constata che era la sala da pranzo del bestio, infatti vari resti giacciono sparsi in giro, assieme a oggetti di varia natura e stato di conservazione. Assieme all’aiuto della tiefling tirano fuori oggetti che oltre a essere in condizioni buone emanano anche un’aura magica: una faretra (evocazione) e una giara (evocazione).

[Level up → L +3200 (tot6500)/\ E e M +3300 (tot6500)/\ A+900 (è il tot)]