Sfruttando l’amato carretto i tre partono alla volta della cittadella, le strade sono gremite di gente e il cammino è rallentato. Verso la fine del percorso la strada è in leggera pendenza, in quanto la cittadella si erge sulla parte più alta della città.

La folla continua a essere abbastanza fitta, tanto quanto basta ai tre per non accorgersi di una persona che sbuca da una strada laterale e va a sbattere contro il carretto. Lyath perde l’equilibrio e gli cade sopra, ma mentre si alza si accorge che sta sanguinando copiosamente e chiama gli altri per aiutarla. Lo rattoppano al meglio delle loro possibilità, maledicendo sottovoce l’assenza di Medrash.

Il tipo è evidentemente messo male ma, incurante del proprio stato, tira fuori dal mantello un libro e inizia a supplicare i tre di distruggerlo, credendo di essere stato accoltellato per la sua esistenza.

Nel frattempo attorno a loro si è formata una piccola folla e alcuni stanno chiamando a gran voce le guardie. Sollevando la testa lo sguardo di Lyath si posa su una figura incappucciata rivolta verso di loro, rimane immobile per qualche momento e poi sparisce tra la folla; velocemente la ragazza afferra il libro dalle mani del tipo, attiva l’incanto “forma gassosa” e si vaporizza all’inseguimento.

Un momento dopo arrivano le guardie, che assistono all’ultimo respiro dell’uomo.

Amrunithil ed Esfarien vengono interrogati, ma le loro risposte unite alla testimonianza della folla e alle tracce di sangue che conducono da tutt’altra parte fanno capire velocemente alle guardie che non sono coinvolti nell’omicidio.

Mentre i gendarmi sono distratti Amrunithil ne approfitta per aprire la sacca dell’uomo: all’interno non trova il diario, solo poche monete che lascia al loro posto e una spilla a forma di topo che fa sparire.

Assieme a Esfarien ascoltano i discorsi dei soldati e sente il loro comandante riconoscere il cadavere: Panfilos Soben, un ottimo orafo cittadino.

Nel frattempo, ignaro di cosa stia succedendo ai suoi compagni, Medrash entra nella parte di tempio dedicata a Eldath e chiede ai sacerdoti se in tempi recenti fossero passati fedeli provenienti dalla foresta di Lizerald, sua zona di provenienza. Gli viene raccontato che non hanno avuto pellegrini dal quel luogo e che, in generale, il numero di fedeli stia diminuendo a causa della comparsa di altri culti, primo fra tutti i Figli della Notte. Il dragonborn confessa di averli incontrati e di aver commesso peccato arrivando allo scontro, ciò gli fa guadagnare il rimprovero del monaco e l’obbligo di compiere una purificazione. Il dragonborn china il capo al rimprovero e si accomiata dal sacerdote ringraziandolo.

Mentre i compagni vengono interrogati dai gendarmi o sono intenti in mistiche questioni Lyath è all’inseguimento della figura misteriosa; la forma gassosa le consente di rimanere in aria fuori dalla portata visiva dell’inseguito. Dopo alcune svolte a zig zag fra i palazzi di quella che è evidentemente una zona ricca il figuro si ferma davanti una porta di servizio di un bel palazzo e bussa.

Esce una figura maschile con cui intrattiene una breve conversazione che la tiefling riesce a sentire:

“Non ti aspettavo, cosa ti porta a casa mia a quest’ora?”

“Soben è venuto a mancare, qualcuno l’ha ucciso.”

“Non cambia nulla. Si farà lo stesso, stessa ora e stesso posto.”

La porta si chiude, il tipo riparte con Lyath sempre al seguito, fino a che arrivano a una locanda da cui entra agilmente dalla finestra. La ragazza lo segue, sperando nell’assenza di protezioni magiche contro cui sarebbe impotente, e si ritrova dentro una stanza spaziosa: letto, armadio e scrivania, alla quale è seduto il tipo. Il cappuccio è calato: da dietro si vede un incarnato pallido su cui risaltano venature azzurre.

Contemporaneamente alla fine dell’inseguimento di Lyath, Medrash raggiunge i due compagni e nota sia la pozza di sangue (il cadavere è già stato rimosso) che l’assenza della tiefling. Gli viene spiegato tutto, vaporizzazione della ragazza inclusa e, sbrigate le magagne burocratiche, decidono di continuare per la caserma, dopotutto non hanno la minima idea di come rintracciare la compagna.

Per la riscossione della taglia trovano un problema: sarebbe stata in previsione una battuta di caccia nei giorni successivi, l’eliminazione della bestia risolverebbe una rottura non da poco, ma non hanno portato prove a supporto della loro affermazione. Dopo una breve discussione arrivano alla mediazione che sarebbero ripassati due giorni dopo per riscuotere la taglia nel caso non si presentasse nessuno.

Concluso l’obiettivo finale della giornata i tre decidono di aspettare la compagna fuori dalle porte della cittadella.

La compagna in questione, nel mentre, è ancora intenta a osservare le mosse dell’uomo: ha tirato fuori una mappa e l’ha stesa sul tavolo, dalle sue spalle vede che alcuni punti sono evidenziati con il simbolo dell’Ouroboros, di questi alcuni hanno una croce sopra.

l’uomo li osserva e parlando fra sé e sé borbotta “Stanno salendo da sud, i bastardi.”

La ragazza prende in considerazione le due opzioni: tornare dai compagni e decidere il da farsi, ma senza avere la certezza di trovare nuovamente l’uomo, o provare lei a parlarci direttamente. L’ultima frase la rende abbastanza sicura di non trovarsi a un rappresentante dei Figli della Notte, quanto a un loro oppositore, per questo motivo opta per la seconda opzione.

Arretra fino al letto e ci si siede sopra, tiene il bastone in mano ma abbassato e riprende forma solida esclamando: “Buonasera!”

La mappa si richiude e il tipo si gira bruscamente, mettendosi a ridere appena la vede.

Segue uno scambio di battute attraverso il quale entrambi realizzano di non star parlando con un membro degli odiati Figli; alla fine il figuro si presenta: si chiama Ismael, viene dal piano dell’aria per scongiurare la minaccia dei Figli e, assieme ad altri fra cui il povero Soben, fa parte della Corte dei Grigi. È un gruppo che si oppone ai Figli e, dal momento che il loro intento pare essere lo stesso, invita Lyath e compagni al prossimo raduno, che si tiene la sera stessa. La ragazza accetta, si accomiata e raggiunge gli altri.

Li trova dove li ha lasciati, davanti alle porte della cittadella più incazzati che mai.

Avverte che ha scoperto cose molto importanti e che è opportuno renderle note lontano dalla strada, motivo per cui si recano alla locanda della sera precedente.

Chiusi nella stanza la tiefling racconta chi ha inseguito e cosa le ha raccontato, dalla bisaccia tira fuori il diario del morto dicendo che teoricamente dovrebbe appartenere allo stesso gruppo dell’elementale, quindi le informazioni riportate dovrebbero coincidere con quanto detto da Ismael.

Si mettono quindi a sfogliare il diario: segni e glifi accompagnano pensieri frammentari (“non avrei dovuto scrivere ma la memoria mi è diventata fiacca”), si associano descrizione di riti e cerimonie dei Figli, un passaggio parla della Grotta del Silenzio e, infine, un disegno molto complicato occupa due pagine affiancate: Amrunithil, probabilmente a causa dei suoi pellegrinaggi che l’anno portata in luoghi molto vari, riconosce un rudimentale schema del collasso dei piani dell’esistenza, con posta al centro una gemma, molto probabilmente il Brodwan.

Essendo primo pomeriggio il gruppo ha il resto della giornata libera, prima dell’incontro con i membri della Corte dei Grigi: Lyath rimane in camera a riposare, Esfarien va ad esibirsi in piazza (guadagna la bellezza di 9MA) e Medrash torna al tempio per cercare informazioni sulla setta (non trova nulla, ma quando esce è pervaso da una sensazione positiva).

La sera infine arriva e i quattro si incamminano verso il luogo indicato a Lyath; attraversano la città fino ad arrivare al livello inferiore, dove raggiungono l’ingresso delle fogne. Trovano e attivano un glifo che consente l’apertura della grata e si addentrano nel corridoio buio. Lyath è davanti, segue Medrash con una torcia, poi Esfarien e chiude la fina Amrunithil.

Dopo una mezz’oretta nel buio tutti e quattro sentono un fischio improvviso, seguito da un grido di Medrash: una freccia gli si è conficcata nella spalla.

Esfarien con un incanto illumina una pietra e la getta più avanti, rivelando un volto noto: l’assassino della famiglia Prestascudi ingaggiato dalla giovane figlia.

Amrunithil ignora chi sia, ma la sua risposta è di ricambiargli il favore a sua volta; Lyath la imita e fa partire un cono di fuoco che l’assassino evita completamente. Ridendo l’uomo spiega che li ha seguiti perché cerca vendetta per l’onta subita e conclude attaccando la tiefling, che accusa il colpo.

Medrash si cura e si avvicina brandendo la mazza, imitato da Esfarien che lo segue per supportarlo con un secondo incanto di cura. Amrunithil continua a fiocinarlo, mentre Lyath fa andare a segno tre raggi brucianti.

L’assassino ricambia bersaglio e si tuffa su Medrash, che le prende malamente.

Il dragonborn, evidentemente stanco di prenderle, attacca e in seconda battuta si circonda con un incanto di protezione; Esfarien continua a usare incanti che rattoppino il compagno; anche Amrunithil usa le sue capacità magiche e, attivando un incanto, colpisce nuovamente l’assassino.

Lyath, avendo esaurito le principali riserve magiche, tira fuori la fionda e cerca di sassare l’uomo, mancando miserabilmente.

L’assassino continua a sfogare la sua ira su Medrash che ribatte attivando l’incanto “arma spirituale”, il colpo che si abbatte sull’uomo è tale da farlo stramazzare a terra, dove viene finito.

Il dragonborn rovista nel cadavere: armi + veleno + 4MO.

Il cadavere viene lasciato a Lyath, che se lo sgranocchia compiaciuta.