Il viaggio verso Dunsley è placido e il gruppo arriva in vista delle porte all’imbrunire.
Aguzzando occhi e orecchie non sentono né il rumore concitato di battaglie né vedono colonne di fumo ergersi da dentro le mura, ipotizzando che la situazione sia abbastanza tranquilla continuano fino ad arrivare a una delle porte.
Un manipolo di soldati è stazionato all’entrata e mettono mano alle armi appena vedono arrivare il carretto. Una delle guardie avanza e intima l’alt, ordine che il gruppo esegue senza indugiare.
La guardia li interroga sulla natura dei loro affari e Lyath, che riconosce il soldato come uno dei sergenti delle guardie cittadine, si presenta come cittadina di Dunsley e racconta di essere tornata in città dopo giorni di assenza per lavoro e chiede cosa sia successo. La guardia risponde che una delle famiglie più importanti è stata arrestata e il duca ha ordinato l’isolamento della città fino a che il figlio maggiore, il giovane Kram, non venga catturato. Capendo di non poter forzare il posto di blocco senza evitare una carneficina la tiefling ringrazia e si allontana.
Porta il gruppo vicino all’entrata della galleria usata in precedenza per uscire dalla città, si accampano e aspettano la notte per poter fare il percorso a ritroso.
Esfarien decide di accompagnare la tiefling, mentre Medrash rimane a fare la guardia al campo assieme ad Amrunithil. I due entrano, percorrono l’intera galleria senza incontrare nessuno e sbucano nel seminterrato della gilda. L’atmosfera è stranamente tranquilla, nessuna luce è accesa e dal piano di sopra non si senta arrivare nessuna voce. Avanzando notano il deserto più totale: la guardiola è sguarnita, il bancone del pianterreno è vuoto, la porta principale e le finestre sono sbarrate, ai piani superiori le stanze da letto sono state svuotate (tranne quella di Lyath, che però nota come qualcuno vi abbia rovistato).
Tornano al pianterreno e aprono una finestra per uscire, ma vuoi la scarsa manutenzione, vuoi la scarsa usta della tiefling, lo scuro si stacca e cade rumorosamente sulla strada.
I due si immobilizzano e dopo una decina di minuti realizzano che nessun allarme è scattato, colgono l’occasione al volo per uscire in strada e dirigersi verso il palazzo del duca.
Un paio di vicoli dopo vanno a sbattere contro un manipolo di soldati di pattuglia.
Mentre Lyath si improvvisa ubriaca Esfarien approfitta della breve distrazione per lanciarsi un incanto di camuffamento e apparire alle guardie come un vecchio. Prende per il braccio la tiefling, la quale biascica parole poco comprensibili, e si scusa allontanandosi. Le guardie inizialmente si insospettiscono, chiedendo cosa ci facciano fuori dopo il coprifuoco, ma la performance della tiefling è talmente convincente che un po’ schifate dicono a Esfarien di portarla via e di non farsi vedere un’altra volta in giro. I due si allontanano velocemente e ritornano alla gilda, dove passano la notte nella stanza della tiefling tenendola chiusa e facendo due turni di guardia.
Il mattino presto vede i due dirigersi al castello; all’entrata devono convincere una guardia a portare un messaggio al paggio Samuel, da cui vengono scortati poco dopo. L’uomo li accoglie abbastanza soddisfatto del lavoro, ma rimprovera il gruppo di aver coinvolto la gilda dei ladri, motivo per cui la ricompensa è stata diminuita. La ricompensa in questione arriva nella forma di un grosso sacco tintinnante [500 MO], che Lyath provvede a far sparire velocemente, e un lasciapassare per poter uscire dalla città. Ringraziando il duca per la fiducia data e assicurando che in caso di ulteriore bisogno non esiterebbero ad accettare un altro incarico, i due si congedano ed escono dal castello.
Ancora pensierosa per lo stato della gilda Lyath propone a Esfarien una piccola deviazione, alla volta di un informatore. Arrivano davanti il bancone di un fruttivendolo dove vengono accolti da un ragazzo che riconosce e saluta la tiefling. Prendendolo in disparte la ragazza impara che la gilda si è trasferita nel palazzo dei Verdefoglia, di cui è divenuta l’unico proprietario togliendola dalle mani del duca grazie a cavilli più o meno legali.
Arrivati alla villa trovano tutti i membri impegnati in attività di restauro e vengono mandati da Lyssa.
Lyath consegna al capo 50MO dal sacco, dicendole che hanno consegnato le ragazze alla torre; la avvisa anche che le è stata data una missione dal maestro e che si dovrà assentare per un tempo indefinito. La mezzelfa era a conoscenza della cosa e la congeda augurandosi di vederla tornare intera.
Il duo è quindi libero di tornare all’accampamento, che raggiungono per metà pomeriggio.
Trascorrono la notte accampati e la mattina presto si rimettono in viaggio.
Sotto la guida di Amrunithil il gruppo segue il corso del fiume, passando locande, un santuario e incrociando alcuni pescatori su una chiatta.
Alla sera arrivano nei pressi di una locanda fatiscente; il nome sul cartello è cancellato, sono evidenti segni di recenti rattoppi fatti alla bene e meglio e la porta d’entrata si apre su una stanza sporca e mal illuminata. La mezzelfa contratta con il proprietario, Bob, per una notte nella stanza comune per poi sedersi a un tavolo a cenare mentre il locandiere si occupa del carro e dei cavalli.
Finita la cena la mezzelfa tira fuori la lettera consegnatale da Lyath e invita i tre a leggerla: si tratta di una missiva scritta dal maestro Dardanos in cui esorta la ragazza ad accompagnare i tre alla Grotta del Silenzio, in cambio riceverebbe una ricompensa di 100MO e informazioni sul un certo Quoven.
La mezzelfa dice che si tratta del suo maestro, scomparso misteriosamente anni prima, e chiede ai tre se ne abbiano mai sentito parlare. Purtroppo il nome non dice niente a nessuno.
Sconsolata la mezzelfa si alza e si dirige verso la camerata, seguita dagli altri.
Entrati notano di non essere gli unici ospiti della locanda, un elfo è addormentato a ridosso del muro e un uomo sta dormendo il un letto.
Irrigidendosi i quattro vedono una chiazza rossastra allargarsi sulle coperte. Medrash si avvicina a controllare, sollevando le coperte vede una ferita sul ventre dell’uomo su cui è stato posto un impacco curativo. Toccando la ferita il dragonborn è spiazzato da un gemito emesso dall’uomo, che esala rantolando, “stare attenti a t…” sono le ultime parole che pronuncia. Esfarien sbianca ed esce, dicendo che preferisce passare la notte sul carretto piuttosto che nella stanza con un morto e un assassino nascosto; Amrunithil si volta verso l’elfo addormentato e si accorge che accanto a lui c’è una porta, mentre Lyath rovista nella bisaccia del morto e si intasca malamente un amuleto che emette un’aura magica.
Un cenno della mezzelfa porta i tre in posizione di combattimento e aprono la porta, per ritrovarsi in un angusto sgabuzzino. Attira la loro attenzione un secchio riempito a metà d’acqua mista a sangue, cosa che stuzzica sempre più la loro curiosità.
Cercano risposte, per cui decidono di svegliare l’elfo e vedere cosa può dire.