Lyath ha finalmente raggiunto Amrunithil e, tirando fuori la fida fionda, cerca di colpire l’avversario nascosto dietro le tende senza ottenere il risultato sperato.
Gli avversari reagiscono lanciando giavellotti contro Medrash ed Esfarien, riuscendo a ferirli.
Esfarien capisce che il pericolo principale deriva dall’incantatore, perciò attiva l’incanto “visione del magico” sperando di poter capire dove si trova. A circa una decina di passi vede un bagliore, probabilmente una traccia dell’ultimo incantesimo lanciato. Sguaina perciò la spada e e cerca di avvicinarsi, addentrandosi in una fitta macchia di alberi.
Amrunithil attiva l’incanto “raffica di spine” contro l’avversario e tenta di colpirlo, lo manca ma l’avversario si era preparato a una mossa simile e risponde al fuoco, colpendola.
Medrash alza il globo luminoso per vedere meglio la zona, constatata la posizione di alcuni avversari ne carica uno colpendolo anche con l’arma spirituale, uccidendolo. 1 a 0 per il gruppo!
Lyath cerca di girare attorno al campo per avere la linea di tiro libera, trova il nemico e lo colpisce con la fionda, anche se nota che non gli ha fatto troppo male.
Improvvisamente lo scontro nella foresta è interrotto dal riecheggiare di un forte sibilo, tutti si voltano nella direzione da cui proviene e Medrash ed Esfarien si trovano davanti un’orrida visione: una creatura demoniaca circondata da latranti mastini infernali sta avanzando nel sottobosco.
Medrash è colto da profondo terrore, abbandona sul terreno scudo e mazza e si dà a una fuga precipitosa.
Esfarien, invece, si accorge di essere davanti a un’illusione. (“Coglione!” riecheggiò nella radura). Peccato che questa sua conoscenza dell’occulto non gli sia utile per accorgersi della mano spettrale che lo colpisce e lo manda a terra moribondo.
Amrunithil perde di vista il suo bersaglio, raccoglie un sasso e lo lancia dove pensa possa trovarsi: con un 20 su dado il sasso arriva a folle velocità sul falò, le braci schizzano tutte attorno e, mentre le tende iniziano a prendere fuoco, l’avversario ricompare borbottando improperi mentre scappa. La mezzelfa cerca di cogliere l’occasione per cecchinarlo, ma non era il momento giusto per due gesti epici di seguito.
Medrash non riesce a riprendersi da suo stato e continua la sua corsa passando a pochi metri dalle ragazze, che lo guardano perplesse.
Anche Lyath si accorge del cultista in fuga e, alzando le mani con ghigno soddisfatto, inizia ad accenderlo.
Abbattuto Esfarien la mano spettrale si getta contro Amrunithil; contemporaneamente l’avversario di Lyath cerca di scoccare una freccia, ma se la pianta fra i piedi.
La mezzelfa si volta verso la direzione della mano spettrale e vede fra le fresche frasche un altro cultista, provvede quindi a cecchinarlo.
Medrash continua a scappare, cambiando direzione per evitare lo scontro con un cultista e inoltrandosi quindi nella boscaglia più fitta.
Lyath continua a cuocere a fuoco lento il proprio avversario.
La situazione sembra peggiorare per gli eroi: la mano spettrale continua a infierire sulla mezzelfa, un cultista si avvicina sguainando la spada e un terzo scaglia una freccia (che non fa nulla perché la corda dell’arco si rompe quasi subito).
Amrunithil rivolge la sua attenzione verso il mago e inizia a fargli male.
Lyath finisce di carbonizzare l’avversario, girandosi vede la compagna subire i colpi della mano magica, ma prima che possa fare qualsiasi cosa una voce riecheggia nella testa di tutti: hanno catturato Esfarien e intimano di arrendersi. Guardando nella direzione dell’incantatrice vedono che è chinata su Esfarien, il quale è riverso a terra privo di sensi.
La mezzelfa non esita e abbassa l’arco.
Nel mentre la corsa di Medrash viene bruscamente interrotta dalla presenza di un rigagnolo, il dragonborn nella sua frenesia non si accorge della suo corso e ci finisce dentro. Qualche secondo dopo una voce dal tono materno gli suggerisce di mantenere la calma, il ragazzo sembra tranquillizzarsi.
Lyath non si dà per vinta, essere ricattata non rientra nel proprio modus operandi quindi con un incanto fa comparire un’impenetrabile oscurità attorno a Esfarien, accecando l’incantatrice.
Il cultista superstite indietreggia impaurito, mentre dal buio non si sente alcun rumore.
Amrunithil scocca una freccia nella direzione in cui supponga possa essere l’avversaria, ma non si sente alcun suono di dolore in risposta.
Medrash intanto continua a sentire la voce: gli ricorda che i compagni hanno bisogno di lui, che deve andare a recuperare le armi portandosi dietro un’ampolla dell’acqua del rigagnolo. In più una fugace visione gli mostra il campo di battaglia; la vista della potenziale disfatta dei compagni lo spinge a rialzarsi e a correre ad aiutarli.
Lyath cerca di mettere in fuga l’incantatrice appiccando un bel falò nel limitare della zona di oscurità e contemporaneamente vi si avvicina sperando di riuscire a mettere al sicuro Esfarien, sentendo nel mentre la voce della maga che ordina di portare via il mezzelfo.
Amrunithil segue la compagna e si avvicina anche lei all’oscurità.
La tiefling è arrivata al bordo del buio, dissolve l’incanto e vede l’ultimo combattente cultista rimasto in piedi cercare di portare via Esfarien; rapidamente gli scaglia contro un incanto riducendolo a un mucchio di cenere.
L’incantatrice cerca di reagire all’inaspettata ribellione del gruppo: invoca una tempesta di palle di neve che scaglia contro Lyath, la quale sì accusa ma risponde prontamente con una vampata infernale. Purtroppo l’avversaria la riesce ad annullare.
Amrunithil dà il suo contributo colpendola con una freccia.
Medrash finalmente arriva sul luogo dello scontro, raccatta le armi e si precipita a curare Esfarien.
Questo rinviene e si guarda attorno sbigottito: cadaveri bruciati, un’area boschiva in fiamme con al centro una tempesta di neve e, sopratutto, si accorge della lucente cicatrice che brilla sul petto fra i brandelli della camicia.
Finalmente la battaglia termina: con l’ultimo incanto potente del suo arsenale Lyath colpisce l’avversaria, che cade a terra morta.