Di buon mattino il gruppo si rimette in marcia sotto la guida di Cheaton il quale, nonostante le riflessioni del resto del gruppo, si rifiuta di rivelare la destinazione. Rassegnati si sistemano sul carretto e si lasciano condurre su un sentiero verso una montagna.

La strada è pressoché deserta, l’unico essere vivente degno di nota è un altamente sospetto contadino con altrettanto sospetto sacco sulle spalle, fino all’incontro con un posto di guardia.

L’ispezione è veloce e priva di conseguenze negative e, grazie all’offerta ai soldati di qualche porzione di carne essiccata , ottengono il suggerimento di proseguire sulla via di sinistra a un bivio successivo per evitare gli uomini bestia, i cui attacchi sembrano essersi fatti più frequenti negli ultimi tempi. Ringraziati i soldati il gruppo riparte, con Cheaton che rassicura sul fatto che l’informazione fornita dagli uomini non modificherà in alcun modo la durata del viaggio.

Al bivio indicato il gruppo segue il consiglio e prosegue a sinistra; la strada è in salita emano a mano che procedono la foresta si fa sempre più rada. Dopo alcune ora il mago inizia a osservare con attenzione una parete di roccia poco distante, invitando il gruppo ad aiutarlo. Dopo poco gli occhi acuti di Thingrim e Frida permettono di trovare quella che sembra essere un’alcova; dirigendo il carretto in quella direzione il gruppo entra e si ritrova in un sentiero chiaramente artificiale scavato nel fianco della montagna.

Andando avanti il sentiero si rivela troppo stretto e, ignorando i borbottii di Magnar, sono costretti ad abbandonare il carretto e proseguire a piedi o, per quanto riguarda Frida e Yuviel, a cavallo.

La sera incombe e così pure la cima del monte che si avvicina sempre più nel sentiero sempre più impervio, tanto che le due donne evitano di condurre i cavalli in un crepaccio solo grazie alla loro prontezza di riflessi. L’atmosfera silenziosa è improvvisamente rotta da Magnar e Thingrim che avvisano di sentire in lontananza dei fischi scarsamente identificabili, armi alla mano il gruppo prosegue.

Finalmente l’entrata di una grotta è in vista e con questa aumentano anche i misteriosi fischi, fino a che si vedono due sagome che dall’alto calano verso il gruppo. Mentre Cheaton rassicura il gruppo dicendo di stare tranquilli, gli occhi acuti dell’elfa riconoscono nelle sagome la forma di due gigantesche aquile. Inquieti gli eroi seguono il consiglio del mago, fino a che le due bestie si posano ai lati dell’entrata. Il mago avanza, si presenta alle aquile e domanda accesso.

Dopo pochi secondi di attesa gli uccelli cedono il passo e gli eroi entrano nella grotta. L’ambiente è meraviglioso: l’antro è alto e spazioso, venature dorate corrono lungo le pareti fino alla volta consentendo al più labile raggio di luce proveniente dall’esterno di riflettersi su ogni superficie e illuminare l’ambiente.

Meravigliati da tanta bellezza proseguono lungo un corridoio secondario che li conduce dall’altro lato della montagna.

Anche qua la vista è mozzafiato: un lago cristallino è circondato dalle pareti delle montagne adiacenti, lungo queste sono costruiti quelli che vengono identificati come nidi d’aquila, il tutto è attraversato da cristalli dalla intensa colorazione bluastra che sembrano catturare e riflettere amplificata la luce. Avanzando lungo un sentiero verso il nido più imponente si colgono i dettagli dei nidi: ricchi in senso umano è la descrizione più appropriata, pieni di mosaici, arazzi e pietre preziose. Il mago viene interrogato sulla natura di questo luogo, ma asserisce che è un mistero, a edificarlo potrebbero essere state le aquile stesse oppure creature umanoidi e averle donate alle fiere per qualche motivo. Nel momento di silenzio che segue Cheaton coglie l’occasione per chiedere che l’esistenza e la localizzazione di tutta questa meraviglia rimanga nascosta, onde prevenire una “caccia alle reliquie dell’aquila” dettata dalla cupidigia tipica delle creature senzienti.

Arrivati alla meta vengono accolte da una maestosa aquila, adagiata nel suo nido abbellito di arazzi e dal pavimento di scaglie dorate.

La creature guarda intensamente il gruppo, i quali dopo poco iniziano a sentire nella loro testa una profonda voce femminile. Inizialmente confusi presto capiscono che si tratta dell’aquila, la quale apparentemente possiede capacità telepatiche.

Dapprima si rivolge per nome al mago, chiedendo le ragioni della sua presenza in quel luogo e perché vi abbia portato degli estranei. Il mago descrive la situazione e spiega quali sarebbero le conseguenze della perdita della magia, morte delle aquile inclusa, e conclude chiedendo aiuto.

La creatura dapprima cede all’ira, credendo di essere stata presa in considerazione solo per le grandi resistenze della sua specie nei viaggi su lunghe distanze, ma con l’intervento di Frida e Thingrim, che si addentrano maggiormente rispetto al mago sulle motivazioni e sugli eventi che hanno portato un così disparato gruppo a condividere le difficoltà di un viaggio del genere, l’aquila cambia radicalmente atteggiamento e invita gli eroi a sfruttare la notte per riposare, in quanto necessità di un certo lasso di tempo per consultarsi con i veggenti e col concilio del branco.

Un pulcino accompagna quindi il gruppo in una grotta dove trascorrono tranquilli la nottata, e dove Magnar riesce a trovare una piuma d’aquila.

La mattina seguente si ripresentano alla regina del branco, la quale li informa che la richiesta di aiuto è stata accettata: alcune aquile esploratrici accompagneranno il gruppo alla volta del punto indicato sulla mappa. Cheaton e Ravendill avvisano il gruppo che non proseguiranno con loro, poiché la missione del mago di fuoco, aiutato dall’elfo, ora è nel cercare di organizzare la propria gilda e guidarla nella resistenza contro la minaccia di Wade Chrone qualora gli eroi fallissero o si dilungassero nel raggiungere il loro obiettivo.

Pronti a partire Magnar si attarda un attimo a scambiare una pelliccia di lupo con uno dei cristalli blu.

Appesi ognuno tra gli artigli di un’aquila il viaggio dura una giornata intera: attraverso il continente verso Kislev, raggiungono in serata un terreno arido e roccioso ai piedi di una imponente catena montuosa. L’acuta vista delle aquile ha consentito di individuare dell’alto l’esatta ubicazione del punto segnato sulla mappa, che si mostra come un semplice avvallamento nel terreno brullo, difficilmente osservabile da terra. A una attenta analisi si vede come l’avvallamento prosegua sottoterra, costringendo i nostri eroi a fermarsi per decidere il da farsi.