Nonostante l’insuccesso l’halfling persiste e la sua cocciutaggine finalmente viene ripagata dalla scoperta di una fessura con al suo interno una boccetta dal colore azzurrino, la cui sfumatura le ricorda quelle vendute al tempio di Shallya. Ispirata dal ritrovamento si mette d’impegno nella speranza di trovarne delle altre, purtroppo senza risultati.
Thingrim, invece, ha più fortuna e scopre un’alcova dietro una finta parete contenente altre boccette: quattro azzurre e due rossastre. Queste ultime sono familiari a Magnar e Yuviel, infatti si ricordano di averne analizzate di simili all’inizio del viaggio scoprendo che si tratta di veleno.
L’indole intellettuale di Thingrim gli fa continuare le sue analisi della stanza, concentrandosi in particolar modo sulle scaffalature. Queste sono piene di antichi e polverosi tomi, come già notato in precedenza dall’halfling, ma il nano scopre un dettaglio estremamente importante sfuggito alla compagna: sulla costa di uno si legge la scritta “Diario”.
Con estrema cautela riesce a sfilarlo, quindi si siede in un angolo della stanza e inizia a leggerlo.
Si tratta di un diario scritto da Amaranth in persona in cui è sostanzialmente riportato come questo luogo sia un labirinto costruito appositamente per custodire gli artefatti malvagi che non è stato in grado di distruggere, e vi è annotato come sia stato riempito di trappole e incanti per impedire agli intrusi di proseguire.
Fondamentalmente la lettura non aggiunge nulla di nuovo a quanto già il gruppo sapeva o aveva intuito, decidono perciò di non indugiare oltre e di proseguire lungo quello che ritengono essere il corridoio principale.
Procedendo con cautela appena svoltato l’angolo si ritrovano faccia a faccia con una porta.
Dalla serratura Frida riesce a scorgere una luce che sembra illuminare una stanza non troppo grande e le permette di distinguere sul fondo uno scheletro in armatura appoggiato al muro.
Magnar decide di aprire la porta. Appena fatto ciò lo scheletro visto dall’halfling gira la testa nella direzione della porta e la vista di questo abominio paralizza dalla paura il gruppo.
La prima a riprendersi è Yuviel, che impugna il fido arco e scocca una freccia alla volta del cadavere, peccato si dimentichi di prendere bene la mira e colpisca il povero Thingrim, sventuratamente posto sulla linea di tiro.
Brontolando Thingrim, che aveva saggiamente provveduto a caricare il trombone prima di aprire la porta, appoggia l’arma sulla spalla del compagno nano e attende.
Nel mentre compaiono altri scheletri armati che avanzano e tentano invano di colpire o con spade o con frecce il gruppo.
Yuviel ripete l’attacco e riesce a colpire l’avversario più vicino, con sollievo di tutta la compagnia.
Thingrim tira il grilletto e il fido trombone colpisce il suo bersaglio, purtroppo senza arrecare troppi danni.
Finalmente Magnar si riscuote, estrae il martello e cerca di colpire; sfortunatamente entrambi i colpi vanno a vuoto.
Gli scheletri tornano all’attacco, ma di quattro tentativi solo uno va a segno e Magnar viene colpito.
Anche agli eroi non va meglio e nessuno degli attacchi va a segno, compreso il tentativo di Thingrim di spostare Magnar dalla porta per poter entrare nella stanza.
Il momento di inettitudine perdura e gli scheletri continuano a mancare malamente.
Finalmente anche Frida si riprende e, sfoderata l’amata fionda, si prepara alla battaglia.
I successivi attacchi di Yuviel e Magnar riescono ad andare a segno, mentre Thingrim cambia tattica e lascia cadere il trombone per sfoderare le armi.
Gli scheletri continuano a mancare malamente i bersaglio.
Frida non riesce a controllare l’adrenalina della battaglia e manca, fortunatamente senza colpire i compagni.
Yuviel scocca due frecce ma non riesce a centrare assolutamente nulla.
Magnar, stufo di essere l’unico bersaglio, sposta dalla porta uno degli avversari.
Thingrim ne approfitta per mettersi dietro al compagno e cerca di colpire l’avversario di Magnar.
Gli scheletri perdurano nel loro momento di inettitudine.
La piccola stazza di Frida le consente di passare fra le gambe dei compagni nani ed entra nella stanza mettendosi in un angolo fuori dalla portata degli scheletri armati di spada.
Yuviel segue la compagna e con una freccia becca uno degli arcieri.
Mentre Magnar non riesce a colpire nessuno, un fendente di Thingrim spacca il cranio di uno dei due spadaccini, il quale si accascia per terra come un sacco di patate.
Purtroppo la fortuna gira dalla parte dei non morti e una freccia si conficca nel braccio destro di Yuviel, rendendolo inutilizzabile.
Frida lancia un sasso e colpisce un avversario.
Yuviel mantiene il sangue freddo: beve una pozione azzurra, la cui magia le fa recuperare l’uso dell’arto, e colpisce la creatura che l’ha ferita.
Magnar mostra la sua possanza e polverizza il cranio del secondo spadaccino, il quale si accascia a terra emettendo un vapore azzurrino.
Thingrim, pieno di nanica spavalderia, carica e assale lo stesso avversario dell’elfa.
I due arcieri rimasti continuano a provare con scarso successo di colpire gli eroi.
Frida si sposta per evitare di avere qualcuno sulla linea di tiro (i compagni ringraziano per la cortesia).
Yuviel colpisce il suo assalitore e gli sbriciola un arto. L’insieme dei danni ricevuti sembra essere eccessivo visto che dopo questo colpo il cadavere si accascia, emettendo lo stesso vapore azzurro degli altri.
L’ultimo scheletro viene colpito da tutti i membri del gruppo, fino a quando un colpo ben dato dal martello di Magnar gli sfracella il cranio.
Finalmente possono cantare vittoria.