Al mattino decidono di impiegare la giornata in due modi: consegnare la pietra al duca e andare al tempio per raccogliere ulteriori informazioni sul Brodwan.

La priorità viene assegnata alla riconsegna, si dirigono quindi a palazzo.

È l’alba e la città si sta svegliando, passando per le vie della zona ricca la tranquillità regna ancora sovrana, anche nella zona del mercato. Brevemente giungono all’ingresso principale, dove le guardie consentono l’accesso dopo visione del lasciapassare. Vengono subito accolti da Panim, un giovane scudiero che li fa lasciare le armi in guardiola, tranne Lyath che lo convince che il suo bastone è un semplice ausilio alla deambulazione, e li scorta attraverso il giardino a un’entrata secondaria, dove vengono affiancati da un paggio che si presenta come Samuel. Vengono accompagnati in una stanza e lasciati lì ad attendere che il paggio informi il duca.

La sala è molto grande, con le pareti riempite di arazzi e librerie. Lyath non resiste e attiva un “individuazione del magico” per scoprire se alcuni tomi spiccano sugli altri, peccato che una volta attivato l’incantesimo avverta una sensazione estremamente spiacevole, che associa al prosciugamento dell’energia magica, ed effettivamente le viene in mente che per la conformazione del territorio risulta difficile lanciare magie all’interno delle mura del castello.

Nel mentre Medrash interroga Panim sulla natura degli arazzi: il ragazzo non ne sa molto, dice che sono molto vecchi e che raccontano della battaglia che ci fu secoli fa fra uomini e nani nei pressi della miniera; molte furono le perdite, alla fine gli umani vinsero e i nani si rifugiarono nelle montagne.

Dopo un po’ ricompare Samuel e avvisa che Lord Astor li avrebbe ricevuti a breve; li accompagna attraverso un dedalo di corridoi fino a un salone, qui seduti attorno a un tavolo li accoglie il duca, seduto fra due uomini (fidati consiglieri, sussurra l’accompagnatore) e una quarta figura incappucciata in piedi accanto a uno dei due.

Lyath consegna l’artefatto, che viene passato alla figura incappucciata; l’oggetto viene esaminato attentamente e dopo poco la figura annuisce, passando l’oggetto al duca.

Uno dei due consiglieri, un ometto tracagnotto con baffetti scuri e una casacca di pregio, si congratula con i tre e raccomanda il massimo riserbo su tutta l’avventura, facendo cenno a un servo di portare la ricompensa [sacco con 150 MO].

Il duca prende parola e, dopo avere ulteriormente ringraziato per il servizio reso, chiede al gruppo disponibilità per un ulteriore servigio.

Medrash risponde a nome di tutti che la compagnia può rimanere a servizio, e che non vi debbano essere riserve a contattarli.

Il duca ringrazia e, evidentemente compiaciuto dalla risposta, mette immediatamente al corrente i tre delle sue necessità: sospetta di un complotto ai danni della figlia, unica erede al trono e attualmente molto malata, ordito da alcune famiglie rivali.

Concede al gruppo tempo per riflettere e li fa portare nella sala in cui erano precedentemente, ora apparecchiata per il pranzo.

Sorprendentemente sono raggiunte dalla piccola Dorothy e da una delle due guardie, con la quale scambiano alcune parole di cortesia.

Finito di desinare i tre vengono ricondotti dal duca, a cui riferiscono di accettare la proposta.

Il sovrano anticipa 15 MO e dà alcuni dettagli sul primo sospetto: Dolan Prestascudi, capofamiglia dell’omonima casata, ha una figlia (Marina) e due figli, abita poco distante dal castello (segnano l’abitazione sulla mappa), possiede una villa in campagna; obiettivo è portare prove della colpevolezza (es. pagamenti di oggetti sospetti o testimonianze).

Lyath suggerisce che in una missione di spionaggio possa essere utile l’appoggio della propria gilda, ma il duca insiste sul lasciarli fuori dalla faccenda, dopotutto pure gli avversari possono appoggiarsi a loro.

Concluso l’affare i tre si dirigono al tempio. [per strada Medrash viene derubato, Esfarien cerca di capire chi possa essere stato mentre Lyath se ne frega allegramente]

Nella piazza adiacente il tempio trovano una bacheca, guardando gli annunci vedono si tratta di un posto pubblico in cui chi è alla ricerca di qualcosa o qualcuno è libero di appendere una richiesta.

Per scrupolo Medrash scorre attentamente gli annunci e avvisa che nessuno è riferito al gruppo.

Esfarien, invece, trova riportato il nome dei Prestascudi: l’annuncio che lo contiene è scritto da Marina Prestascudi e riporta di una ricerca circa l’identità di un misterioso cavaliere nero. Il mezzelfo stacca il foglio e lo mostra ai compagni.

Incuriositi decidono di approfondire la questione e interrogano il sacerdote che sembra sorvegliare la bacheca. Questo racconta che nel torneo di primavera dell’anno precedente un cavaliere sconosciuto sconfisse un avversario e consegnò una rosa alla giovane Marina.

Capendo che le informazioni dell’uomo sull’argomento sono limitate decidono di sfruttarlo per chiedere informazioni sul Brodwan; essendo maggiormente il suo campo di interesse il sacerdote inizia spiegando che le informazioni che lui possiede derivano dagli scritti di un certo Bart nelle “Speculazioni sull’origine del mondo”. Lo studioso afferma come all’inizio vi fosse il nulla, in seguito gemme magiche si sono moltiplicate e hanno formato sali e terre, la prima gemma è stata proprio il Brodwan, da cui è sgorgata la vita; le leggende narrano che si trovi in un posto ignoto dopo essere portata a ovest, nei pressi del Reame Boscoso all’interno della Grotta del Silenzio. Il racconto è arricchito da immagini che il sacerdote, evidentemente in possesso di poteri magici, fa comparire con rapidi gesti delle mani.

Ringraziando per la disponibilità i tre lasciano il sacerdote e decidono di raccogliere informazioni sul misterioso cavaliere, credendo che possa essere un modo alternativo per poter entrare in contatto con la famiglia Prestascudi.

Ragionando arrivano alla conclusione che in occasione di tornei importanti chi ha opportunità di entrare in contatto con i partecipanti siano i fabbri, per questo decidono di visitare quello più rinomato.

Medrash si accolla il compito e riesce a ottenere informazioni interessanti: si potrebbe trattare di un cavaliere errante, dall’armatura nera e senza blasoni; combatteva con una spada bastarda dalla particolare impugnatura (pomolo di avorio raffigurante una testa di elefante dalla proboscide stesa). L’armaiolo afferma che solo due persone in città sono in grado di lavorare un materiale così complesso: il vecchio Mance o il vecchio Borland, anche se questo è teoricamente in pensione.