La tiefling lancia velocemente un incanto e obbliga l’uomo a immobilizzarsi, consentendo al compagno di arrivargli alle spalle e di comprimergli il collo. La tiefling lancia un altro incanto di veleno che, però, non basta a mandarlo ko, rimedia Medrash che lo immobilizza con un altro incanto. Fatto ciò, attenta a non farsi né vedere né sentire, Lyath apre la porta della stanza, fa cenno al compagno di entrare coprendo gli occhi all’uomo, e gli indica di metterlo sul letto prono.

Iniziano a mettere a soqquadro la stanza, fino a che un flash ricorda ai due di una valigetta caduta all’uomo quando lo hanno assalito; fortunatamente è ancora fuori dalla porta e nessuno sembra accorgersi di una mano squamata che la trascina nella stanza.

Tenendo d’occhio l’uomo Medrash fa cenno a Lyath di sbrigarsi; la tiefling armeggia un po’ prima di riuscire a scassinarla ma alla fine riesce ad aprirla. All’interno trovano una borsa con 150 MO, che viene velocemente intascata, e vari documenti dai quali la ragazza tira fuori, dopo una veloce scorsa, quello firmato dal Prestascudi.

Ottenuto il bottino i due escono velocemente dalla stanza e vanno al pian terreno, dove Esfarien sta ancora intrattenendo un discreto numero di persone. Il mezzelfo vede il cenno che gli viene fatto dai compagni e qualche minuto dopo la loro uscita intona le ultime note; la performance gli ha fruttato 5 MO, una rosa e numerose richieste di autografi (eccellente Sommo Marian, eccellente!).

Rapidamente si dirigono alla gilda, prestando attenzione sufficiente per sentire stralci di conversazioni dei paesani, tutte accomunate dal fatto che parlano di misteriose persone in abiti scuri e maschere dorate che per qualche motivo stanno incutendo paura in giro.

Una volta entrati nella gilda la tiefling sbologna l’oro ai compagni e corre dal capo a consegnare i documenti; la mezzelfa assicura che sarebbero arrivati il prima possibile al duca, e informa la ragazza che le ospiti devono lasciare la gilda entro due giorni, dicendo di usare le gallerie e di portarle in una casa di proprietà della gilda in mezzo al bosco a una giornata di cammino dalla città. Aggiunge di convincerle a rimanere in zona per un po’, nel caso la situazione cittadina degeneri e ci sia bisogno della loro presenza per cercare di sedare gli animi.

La tiefling torna quindi dai compagni, sintetizza l’incontro col capo e decidono di prendersi la giornata successiva per riposare e fare le compere necessarie per ripristinare le scorte da viaggio.

Il compito di parlare con le ragazze viene dato a Esfarien, che va nella loro stanza e con la sua eloquenza raggiunge abbastanza rapidamente il risultato sperato.

La notte della fuga dalla città infine arriva; il gruppo scende nei cunicoli sotterranei della gilda e viene condotto da Lyath fino all’imbocco di un passaggio scavato nella nuda terra, la tiefling fa accendere le torce e avvisa di tenere le mani appoggiate sulla parete, dove delle scanalature consentono di orientarsi. Il percorso è complicato, ricco di biforcazioni, ma la guida della tiefling permette ai cinque di tenersi sulla via che si allontana maggiormente dalla città; una ventina di minuti dopo una fioca luce annuncia la fine del percorso e vengono spente le torce. Lyath esce in avanscoperta e torna poco dopo dicendo di essere abbastanza lontani dalle mura cittadine da poter essere visti con difficoltà, ma consiglia prudenza e non lascia accendere nessuna fonte luminosa; escono e camminano fino all’alba all’interno di un canneto, risalendo il corso del fiume.

Fanno una piccola sosta al limitare della campagna, in un punto non coltivato da cui inizia a infoltirsi la foresta; Lyath ne approfitta per castarsi un’armatura magica mentre Esfarien è preso da un insolito senso di nostalgia mentre ha reminiscenze della sua vita precedente.

Il cammino riprende, arrivano sulla strada che porta a ovest e avanzano tranquillamente, incrociando occasionalmente qualche viandante, fino all’inizio di una discesa. La strada vira lateralmente e la visuale è ostruita da delle rocce, tutti sono sovrappensiero e vengono fermati da Marina che riferisce di sentire qualcosa che non le torna. Lyath, l’unica senza un’armatura ingombrante, si avvicina e facendosi scudo con un albero cerca di capire cosa abbia turbato la ragazza.

Effettivamente al centro della strada c’è una figura con addosso una tunica e in mano un flagello che si sta guardando attorno.

Sapendo che non ci sono templi nelle vicinanze la ragazza avvisa i compagni, Medrash propone di creare un’illusione per capire se si tratta di malintenzionati o meno: rumori di una pattuglia a galoppo in avvicinamento, con tanto di tremore del terreno.

Lara viene mandata a fare da palo e l’idea viene messa in atto immediatamente, poco dopo la ragazza riferisce che non si è mosso.

Il gruppo si mette a discutere sul da farsi e si accorge all’ultimo momento di cinque individui in avvicinamento; sono tutti vestiti con una tunica marrone e indicano il gruppo dicendo “eccoli, eccoli”.

Lyath punta loro il bastone intimando l’alt ma questi ridacchiano dandosi il gomito, “sono proprio loro”.

Una figura più piccola delle altre avanza, indossa anche lui un saio marrone, una maschera gli copre metà del volto e intona con voce solenne “Noi siamo i Figli della Notte, veri redentori di questo mondo. Potemmo convertirvi se le vostre anime non fossero già perdute”. Medrash risponde chiedendo di quale divinità siano i seguaci, ma non ottiene risposta.

La figura riprende a parlare e dice che devono fermare la missione del gruppo, Medrash alza la voce cercando di farli desistere ma non ottiene nessun effetto. I due gruppi ingaggiano quindi battaglia.

Quattro dei cultisti si lanciano sul gruppo brandendo flagelli, mentre il quinto rimane in disparte e inizia a cantilenare; i quattro vengono facilmente uccisi, ma il quinto riesce ad ammaliare Esfarien che attacca prima Medrash e poi Lyath. Fortunatamente le abilità da combattimento del mezzelfo non sono granché e nessuno dei due colpi va a segno; l’incanto si dissolve dopo poco e Medrash ha tempo sufficiente per vedere l’incantatore nascondersi dietro un albero.

Altri cultisti si uniscono alla battaglia e ingaggiano Lara, Lyath ed Esfarien, mentre Medrash cerca di concentrarsi sul mago; questi cerca di dare manforte al gruppo evocando un lampo colorato, ma l’unico risultato è quello di accecare la povera Marina.

Medrash ingaggia finalmente la creatura e questo gli dà filo da torcere, fortunatamente in suo soccorso arrivano i suoi compagni che riescono a metterlo prima in fuga e, mentre Lyath presta le dovute cure al dragonborn, a ucciderlo.

Eliminato l’avversario Esfarien torna dai compagni e finisce di soccorrere Medrash, che riapre gli occhi e si alza un po’ acciaccato.