Il gruppo giunge nella cittadina di Sotturn, piuttosto piccola la città ha un palazzo al centro circondato da due templi uno dei quali devoto a Sigmar.
Il gruppo decide di accamparsi un pò fuori città attraversa il paese e scorge un santuario di Shallya in cima ad un pendio nella periferia cittadina.
Decidono di fermarsi al santuario, Magnar va a bussare alla porta del custode che ha uno stabile nei pressi del santuario e una giovane donna li accoglie, il suo nome è Shara ed è la sacerdotessa del santuario, colei che si occupa per mezzo della dea di curare i bisognosi.
Guardinga decide di farli entrare e di farli risposare nel tempio. Il gruppo promette di visitare il tempio la mattina seguente, ivi si recano alle prime luci (11.00) e lasciano un offerta di 10 razioni di carne di cinghiale. Per le quali ricevono la completa guarigione.
Il santuario appare in rovina ma al suo interno un menir da cui sgorga acqua benedetta sulla quale si erge l’effige di Shallya una colomba con al becco una chiave.
Usciti dal tempio decidono di dividersi gli impegni. Magnar Yuviel e Frida vogliono andare a vednere la carne al mercato. Mentre Ravendill e Thingrim vorrebbero sistemare un effige del tempio come contributo per il soggiorno.
In quel momento giungono inattesi tre brutti ceffi che se la prendono con Yuviel poichè rimasta a controllare all’esterno.
Dopo averla minacciata di dare loro tutti gli averi comincia un breve tafferuglio che si conclude con la morte di due sgherri e la conversione dell’ultimo rimasto.
Che rimarrà a servire il tempio per tutto il male da lui compiuto.
Il gruppo capeggiato da Frida si reca in città dal macellaio e vende 10 razioni per 90 penny.
Thingrim riesce invece a fissare di nuovo il simbolo sul tetto della chiesa non senza qualche brutta caduta.
Il gruppo salendo sul carretto si ricorda della cassa aperta la scorsa notte, e vi trova al suo interno due pozioni una rossa scura, e una trasparente (di cura) e una insolita radice verdastra, diversi impiastri curativi e per finire alcune carte rovinate su cui figurano strane scritte.