Mentre Medrash ed Esfarien decidono di coricarsi subito, Lyath si attarda per esaminare l’oggetto recuperato nelle miniere: a una prima osservazione si tratta di una gemma opalescente, di colore rosso che sembra quasi pulsare mentre lo rigira fra le mani e di aspetto grezzo come se fosse un cristallo.

Credendo che possa avere qualche proprietà magica vi punta contro il bastone e sussurra le parole dell’incantesimo “individuazione del magico”; purtroppo non è silenziosa come sperato e Medrash si sveglia.

La tiefling si concentra sull’oggetto: viene quasi accecata dall’aura che emette, che riconosce facilmente essere di abiurazione; grazie ai suoi studi capisce di avere tra le mani un sale, cioè un importante ingrediente alchemico che nel caso specifico è molto probabile abbia una grande proprietà curativa (le sovviene di un raro ingrediente chiamato “polvere rossa”); l’ipotesi è avvallata dal fatto che il committente non ha fornito eccessivi dettagli sull’oggetto da recuperare, ma le voci che circolano dicono che la figlia sia gravemente malata.

Mentre Esfarien dorme beatamente Medrash chiede alla compagna cosa stia facendo, la ragazza opta per la sincerità e spiega al compagno cosa sia l’oggetto recuperato.

Apparentemente soddisfatto il dragonborn torna a coricarsi, lasciando libera l’incantatrice di tornare ai suoi affari. Anche lei decide sia ora di riposare e, dopo aver grattato un po’ di polvere dalla pietra e averla nascosta in un sacchettino, si lascia andare al sonno ristoratore.

Giunto il mattino il gruppetto si rimette in viaggio e, mentre Esfarien tenta di intortare le guerriere conosciute il giorno prima per unire i due gruppi e affrontare il cammino in maniera più sicura, Medrash e Lyath discutono animatamente il da farsi, con la ragazza che cerca di convincere il compagno, una volta giunti in città, ad andare direttamente alla gilda dei ladri per fare rapporto al proprio maestro.

Stanno ancora bisticciando quando il mezzelfo torna con al seguito le due guerriere e la bambina, annunciando che avrebbero viaggiato assieme fino alla cittadina.

La mezz’ora successiva vede i nostri eroi aspettare le tre fuori dalla locanda, con Lyath che approfitta della noia dei compagni per andare da cadaveri degli orchi e divorarne alcuni pezzi, come tributo al suo patrono.

Finalmente le tre arrivano e inizia il viaggio; mentre Lyath è impegnata a fare facce fintamente minacciose alla bimba e Medrash è concentrato sulla strada, Esfarien continua l’opera di inciucio con le due guardie. Sceglie come argomento di conversazione la bambina che stanno accompagnando, chiedendo il perché lo stiano facendo, manco si trattasse di una principessa.

La più giovane delle due a queste parole si innervosisce ed Esfarien si affretta ad aggiungere che la sua curiosità è semplicemente dovuta al fatto che trova insolito che due guerriere siano impiegate come scorta per quella che è apparentemente una semplice bambina, fatto che lo porta a credere si tratti di una persona importante.

La seconda guerriera spiega brevemente la situazione: stanno scortando la piccola Dorothy dal ducato di Langhthana alla città di Dunsley, lo scarso numero di persone è dovuto sia al fatto che favorisce una maggiore rapidità del viaggio sia al fatto che il tempo per organizzarlo fosse molto scarso. Il motivo di questa fretta risiede in uno strano fenomeno che da circa un mese sembra si stia espandendo a sud, questo viene descritto come una apparente epidemia in cui la gente manifesta come unico sintomo la presenza di ricordi non propri.

Dopo questa disturbante notizia il mezzelfo viene lasciato ai suoi pensieri.

All’imbrunire il gruppo arriva a destinazione; qui lo scudiero viene congedato con 1 MO nonostante le insistenze di accompagnarli fino al palazzo de duca. Anche le guerriere si separeno dai tre, insistendo nel proseguire da sole.

Le guardie all’entrata vengono velocemente liquidate mostrando i lasciapassare rilasciati al momento della partenza, lasciando liberi i tre di dirigersi verso la gilda dei ladri, casa di Lyath.

La tiefling li guida attraverso la città e li fa arrivare all’entrata secondaria, situata a ridosso del fiume che taglia in due il centro abitato.

Abituata alla scomodità della situazione la ragazza scavalca senza problemi l’ostacolo e fa cenno ai compagni di seguirla, Medrash non incontra difficoltà mentre Esfarien è raccattato al volo dal dragonborn prima di cadere rovinosamente nell’acqua.

Entrati nella struttura vengono fermati da un paio di sentinelle, velocemente dismesse da Lyath, e si dirigono dal maestro dell’incantatrice.

Solo la tiefling entra nella stanza e, dopo avere riassunto i punti salienti della missione conclusa, mostra l’oggetto recuperato. L’uomo lo osserva e, dopo avere scartabellato tra alcuni tomi personali, ne trova la descrizione: “un sale di damasco, raro artefatto di complessa e poco salubre estrazione; è un potente ingrediente alchemico usato in artefatti legati a processi di cure e ringiovanimento.”. Spiega anche l’origine del nome “Brodwan”, che risale alla mitologia ed è legato ai miti della creazione in cui è associato a definizioni del tipo “pietra della vita”; purtroppo la sua conoscenza sull’argomento è limitata e suggerisce di chiedere al tempio in caso voglia approfondire.

In confidenza la ragazza racconta delle visioni che hanno iniziato a colpirla da inizio viaggio e, per ringraziare il maestro della consulenza, gli allunga il sacchetto con la polvere di artefatto.

Senza che la tiefling ne sia a conoscenza durante la chiacchierata Esfarien si è attaccato alla porta e ha sentito tutta la conversazione.

Finito il dialogo Lyath porta i compagni nella sua stanza e racconta quello che ha riportato al maestro, enfatizzando le sue visioni, che lei ritiene essere più che sogni.

Solo Esfarien sembra darle ascolto e rivela che anche a lui ogni tanto capita di avere lo stesso tipo di visioni.

Oramai è notte fonda e decidono di rimandare ogni altra discussione e decisione al giorno successivo.