Thingrim ritenta la mossa della polvere, la scintilla fa esplodere la polvere e anche la creatura, olè!
Fra i frammenti di roba putrida emerge Magnar, fortunatamente illeso.
Ritornata la calma Frida ricomincia a cercare la chiave e, botta di culo, la trova immediatamente!
Prima di proseguire il gruppo esamina accuratamente la stanza sperando di trovare oggetti utili: Frida raccatta da un logoro sacchetto 91 MO, 3 pozioni di cura e 3 ampolle con dell’acido da un armadio appoggiato alla parete nord; Thingrim trova un bauletto contenente 8 sferette e una pistola.
Il tempo è prezioso e si decide all’unanimità di tornare al portale di pietra tramite il passaggio segreto.
Frida infila la chiave nella toppa e la porta si spalanca su un salone abnorme, una fontana è al centro, ma a differenza della precedente questa è secca. Il silenzio regna sovrano.
Frida entra e la sua attenzione è catturata da un gruppetto di scheletri alla sua sinistra, una voce risuona “chi osa disturbare il mio sonno?”
Velocemente l’halfling cerca di giustificarsi, dicendo di essere alla ricerca del Brodwan per distruggerlo per evitare l’avanzata del male
“Morte” è l’unica risposta che ottiene.
Il combattimento esplode.
Yuviel inizia molto male mancando tutto e tutti, Magnar cerca di rimediare caricando a testa bassa.
Da lontano altri scheletri si avvicinano e iniziano a riempire di frecce Frida.
Thingrim entra, si mette sulla linea di tiro migliore e fa ruggire il trombone.
Frida colpisce uno scheletro e si rivolge alla voce, che crede essere del defunto Amaranth, cercando di convincerla che il gruppo è sotto la protezione di Shallya e che non hanno intenzioni ostili.
Le sue suppliche sono inascoltate e il combattimento continua.
Tutti danno anima e corpo, sopratutto l’halfling che continua a essere attaccata da lontano.
Improvvisamente una gigantesca creatura in armatura nera e armata con un’enorme mazza ferrata compare davanti a Magnar e inizia a demolirlo.
Presa dal panico Frida ritiene che sia arrivato il momento di rompere l’amuleto di Shallya: invocando la dea prega affinché sia in grado di ridare ad Amaranth la coscienza perduta e sia in grado di distinguere il bene dal male.
Una luce parte dai frammenti dell’amuleto, attraversa gli eroi risanando le loro ferite e arriva fino ad Amaranth, facendogli abbassare le armi e mettendolo in uno stato di predisposizione all’ascolto.
L’halfling gli racconta i punti principali della loro storia: dall’apparizione del Ciuffo Notturno, al loro villaggio, all’aiuto da parte delle aquile. Conclude implorando il suo aiuto.
Amaranth sembra indeciso e risponde che li aiuterà se riusciranno a sconfiggere i suoi servitori.
Detto ciò arretra e il combattimento si infiamma nuovamente.
Stavolta gli eroi riescono in breve tempo a disfarsi degli spadaccini, momento in cui Amaranth interrompe la lotta e li riconosce degni.
Si scusa per averli attaccati e ammette che l’annebbiamento della sua mente è probabilmente dovuto alla prolungata esposizione ad artefatti di natura oscura, e ringrazia per avergli, anche se momentaneamente, aperto gli occhi.
Rivela che il Sigillo della Tristezza, oggetto della ricerca degli eroi, è davanti ai loro occhi sotto le sembianze della fontana, ed è attivabile tramite poche gocce di sangue. Al di là si trova un altro piano dell’esistenza, in cui Amaranth ha nascosto altri artefatti che non era riuscito a distruggere.
Rivela che dopo un ignoto numero di secoli non abbia la minima idea di cosa possano trovare, sia in termini di stato dell’artefatto che di stato proprio del mondo in questione, e di come continui a non sapere come si possa distruggere (l’unica ipotesi reale sembra essere attraverso le fiamme di un vulcano o generate da un drago).