Ricaricate le energie e formulato uno pseudopiano per parlare col mezzorco il gruppo parte alla volta della locanda.

La cittadina di notte è cupa e vuota, e una leggera nebbiolina aleggia per le strade.

Velocemente i quattro arrivano alla locanda, è aperta e dalle finestre fuoriesce una luce calda e un suono di festa, che stride decisamente con l’atmosfera cittadina.

Entrando salta all’occhio la presenza di vari teli alzati ad altezza uomo usati come separé, strategia che permette di dividere l’ambiente in tante piccole stanze private; gli avventori sono prevalentemente mezzorchi.

L’occhio attento di Amrunithil individua il mezzorco di loro interesse in un angolo, occupato a bere una birra con un altro mezzorco.

Avvicinandosi al tavolo il mezzorco li vede e li fa accomodare, presentando il suo accompagnatore: Pif, anche lui lavora alla villa.

Teor sfodera un inaspettato lato compagnone e gli caccia una pacca sulla spalla “Oh, dopo una giornata come questa avevo proprio bisogno di una birra”.

Gerbo chiede al mezzorco della sua giornata.

“Un inferno, è stato un gran casino” ammutolendosi subito dopo.

Per fargli alzare l’umore e cercare di sciogliergli la lingua Teor sfida sfida Grog a braccio di ferro, perdendo malamente.

“Le mie braccia non sono più quelle di un tempo, complimenti amico”

“Grog sei fortissimo” dice Gerbo.

Amrunithil fa un brindisi dedicato a Grog.

Teor e Gerbo iniziano a raccontare di essere mercanti al servizio di un padrone stronzo, che li fa andare in giro e li paga una miseria.

Grog dice che almeno il suo padrone lo paga bene, anche se lo rimprovera sempre che deve fare meglio la guardia alla porta. Non vuole mai essere disturbato e dal suo ufficio si sentono suoni strani, al massimo esce il maggiordomo (tizio silenzioso e scorbutico).

Amrunithil si accorge che il compagno di Grog ha un ematoma sull’occhio sx, anche se è un po’ nascosta dalla sfumatura verdastra della pelle.

L’elfa glielo fa notare, ma il tizio è un po’ titubante a parlarne.

Amrunithil propone di fare gara a chi ha avuto la giornata peggiore.

Pif accetta.

Teor racconta la sua pessima mattina: inseguito da un vermone, sembrava tutto perduto quando un’aquila lo ha afferrato e lo ha portato via.

Il mezzorco ribatte che stava facendo guardia alle cantine quando compare della nebbia, va sopra ad avvisare il capo che potrebbe esserci un problema con la birra ma trova tutti in fermento perché c’è un intruso; il capo esce dall’ufficio e lo randella perché non era al suo posto.

Risata generale e altra bevuta.

Teor chiede cosa ci sia di importante in cantina che ha bisogno di essere sorvegliato.

Il tipo è ancora titubante.

Lyath dice che hanno incontrato quello scorbutico del maggiordomo e che capisce bene come deve essere averci a che fare tutto il giorno, ma si chiede come sia possibile che sia necessario sorvegliare la cantina “Chi vuoi che entri?”

“Mah, è più per quelli che escono”

Lyath fa finta di niente “Capisco, i ratti possono essere un enorme problema”

I due sono un po’ alticci e il gruppo cerca di approfittarne.

Lyath propone di fare servizio disinfestazione, i topi possono essere pericolosi e possono fare gravi danni alla birra

“Ma no, non sono topi! Abbiamo un problema con gli ogri!”

Dice che il palazzo è collegato tramite le fogne a una rete di gallerie antichissime, già presenti prima della fondazione della città.

Gerbo chiede info sulle gallerie, se si può entrare liberamente e dove sono gli ingressi.

Il mezzorco crede ce ne sia una in un palazzo grande a sud, vicino alla casa del sarto.

Bevendo un altro po’ crollano sul tavolo.

Il gruppo paga e vanno in biblioteca, in cerca di informazione sulla rete di gallerie.

La bibliotecaria scartabella un po’ e torna dicendo di aver consegnato tutto il materiale a disposizione a Lord Nomen.

Non sa dare molte informazioni, ma si ricorda che è un sistema che metteva in comunicazione le varie case nobiliari.

Provano a cercare nella cantina della biblioteca. La ricerca è piuttosto approfondita, ma non riescono a individuare nulla che possa suggerire l’esistenza di possibili passaggi.

Nel mentre che cercano i quattro iniziano a ragionare su come si possa affrontare un Illithid, sapendo che la loro arma più temibile è la magia si pensa su come possa venire contrastata. L’unico mezzo a loro disposizione può essere un incanto di immobilizzazione, motivo per cui la bibliotecaria suggerisce di rivolgersi a un mago (Lyath dava per scontato che tutti quelli con qualche capacità offensiva potessero essere già stati messi al tappeto).

A quanto pare ne resiste ancora uno, Tomlech: mago eccentrico, raramente esce di casa e ha contatti col prossimo, controlla tutto ciò che mangia (motivo per cui è altamente probabile stia bene). La sua torre è la più alta della città dopo la torre dell’orologio.

Non trovano nulla, per cui cambiano tipo di approccio: ipotizzando che i tunnel scorrano anche sotto la biblioteca potrebbe essere possibile raggiungerli scavando un tunnel con la magia.

Smuovono la pietra del pavimento, dando spazio a Gerbo, il quale con un incantesimo sposta un cubo di terra.

Sentono rumore di cose che si muovono e poco dopo un buco nero compare nel pavimento. Gerbo si avvicina al bordo e guarda dentro: odore di chiuso e stantio + alla luce delle lampade vede un foro più profondo di quanto scavato da lui.

Amrunithil aguzza le orecchie, ma non sente rumori specifici oltre a quello della terra che cade.

Dal suono ipotizza possa esserci un dislivello di circa 15m.

Accendono una torca e la cacciano di sotto: atterra su un terreno solido, non sembrano esserci creature allontanarsi.

Sfruttando la corda e i suoi muscoli possenti Teor cala Gerbo.

Scendendo Gerbo si accorge di spuntare dal soffitto di una grotta sotterranea e si accorge di 3 cose: presenza di una scala a pioli appoggiata su una delle pareti conducente a una botola (se avessero cercato meglio…) + la stanza è grande e sul pavimento di sono delle ossa + una creatura di grandi dimensioni appare davanti a lui. Da un corpo con un gigantesco occhio centrale si dipanano vari tentacoli che terminano a loro volta con un occhio.

Benvenuto, risuona nella testa.

Gerbo contraccambia il saluto e si presenta “Sono Gerbo, l’evocatore di creature”.

Fa quindi comparire due orsi bruni davanti a lui e urla di farsi tirare su perché c’è un mostro.

Lyath sente il compagno e si prepara a colpire qualsiasi cosa esca da buco che non sia il compagno.

Teor tira su il compagno, facendolo velocemente uscire dal sotterraneo.

La creatura spaventa uno dei due orsi, ma non fa altro.

Amrunithil chiede al compagno cosa abbia visto. Lo gnomo le risponde che al piano di sotto c’è una grande creatura tentacoluta, con occhi alla fine dei tentacoli.

La mezzelfa è preoccupata che possa attaccarli, ma le risponde che gli ha solo parlato.

Lo gnomo rimane ai bordi del buco e cerca di comunicare, in risposta vede delle immagini di un occhio e ha la percezione che diventi sempre più grande.

Io sono il guardiano.

“Quindi ci impedirai di passare?”

No, siete già morti.

Gerbo avvisa gli altri che la creatura ha intenzione di ucciderli.

Lyath si avvicina a Gerbo, guarda nel buco ma non vede nulla.

Dalla descrizione fatta da Gerbo cerca di capire di cosa possa trattarsi, ma non ne ha mezza idea.

Uno dei due orsi nel mentre è spaventato, mentre l’altro cerca di afferrare il bestio riuscendo a graffiarlo un po’.

I tentacoli della creatura di avviluppano attorno all’orso e lo danneggiano, l’orso riesce a divincolarsi ma il mostro lo colpisce nuovamente, facendolo svanire.

L’altro orso si becca altri danni.

Amrunithil cerca di convincere i compagni a desistere dall’attaccare la creatura, non sanno chi è l’avversario e crede che con le loro capacità abbiano perso in partenza.

Gerbo dice che il mostro sta comunicando telepaticamente con lui e ha intenzioni molto ostili e crede che li perseguiterà fino a che non riuscirà a ucciderli.

Usa un altro incanto per creare un secondo foro nel pavimento, per permettere ai compagni di poterlo colpire.

Lyath si sporge dal secondo foro, vede la bestia e gli scaglia mani brucianti; la cosa se li prende tutti!

Teor usa bagliore lunare: una colonna luminosa si abbatte sul bestio.

Ammiro la vostra intraprendenza, mi piace la vostra sagacia.

Improvvisamente le travi che sorreggono il soffitto si spezzano e il gruppo precipita nella caverna.

Il cono di luce inizia a danneggiare la creatura.

Gli occhi della creatura iniziano a brillare e da ciascuno parte un raggio:

– 1o verso Lyath: nella sua testa compaiono immagini che vengono percepite come verità (es la sua capo gilda che la caccia accusandola di essere indegna), terrorizzandola.

– 2o verso Teor: il padellino è stordito.

– 3o contro Gerbo: una forza magica lo spinge contro una parete, trattenendolo.

Si sposta poi uscendo dal cono.

Amrunithil guarda i compagni con un misto di incazzo e sconsolazione e passa all’azione.