Amrunithil si avvicina alla porta sul retro, cercando di capire dove possa essere andata la Lyath sveglia; la vede poco lontano e si ferma sulla soglia a osservarla.

Gerbo guarda la compagna rincoglionita e cerca di capire come possa fare a farla rinsavire, ma il fatto che si tratti di un artificio magico rende l’impresa pressoché impossibile nell’immediato.

Esprime a Teor la confusione nel vedere una copia della compagna, confusione che il compagno condivide in quanto ammette che stava per tagliare la testa a quella davanti a lui (che Amrunithil è convinta essere quella reale).

Teor immobilizza la compagna, che in un barlume di lucidità e dice al padellino di mollarla perché c’è una creatura gelatinosa che sta facendo finta di essere lei.

Alla Lyath sveglia, vedendo ciò, brillano gli occhi di una luce rossastra, si concentra su Amrunithil e cerca di connettersi mentalmente a lei. Per fortuna la mente della mezzelfa è salda e non vacilla. Vedendo fallito l’incantesimo dal petto della copia di Lyath spunta un tentacolo che si abbatte sulla povera mezzelfa, che crolla a terra.

Amrunithil VS morte: 1 per morte.

Gerbo sente all’interno della stanza un gridolino agonizzante a cui segue un tonfo, capisce che Amtunithil è in difficoltà e mosso da uno strano senso di cameratismo va da lei e la rimette in piede.

Teor vede i compagni un po’ malridotti, non volendo lasciare libera Lyath lancia su Gerbo l’incanto shield of faith dandogli un po’ di protezione divina.

Nel suo stato di confusione Lyath cerca goffamente di colpire il padellino, che alza un sopracciglio contro i colpi da moscerino. Per fortuna dopo questa sceneggiata il suo neurone si ripiglia e ritorna a capire qualcosa.

La creatura guarda Gerbo, sibila un “così vanifichi i miei sforzi” e afferra lo gnomo con un tentacolo prosciugandolo delle sue energie e dei suoi ricordi. Cerca anche di legnarlo malamente ma lo liscia.

Amrunithil spranga la porta, afferra Gerbo e lo trascina via.

Raggiunti il padellino lo gnomo dice al compagno di avere la certezza che l’altra sia una creatura camuffata e che sia molto forte, suggerendo di levarsi dalle palle.

L’idea è ben accolta da tutti e iniziano ad avvicinano all’uscita.

Lyath è in direzione della porta, non vede nulla in traiettoria e oltre la soglia, ma nel dubbio lancia l’incanto create bonfire contro la parete della casa di fronte.

Teor è nelle retrovie, pronto a seguire i compagni, quando si rende conto di essere completamente paralizzato e si ritrova costretto a guardare i compagni allontanarsi senza potere avvertire di essere in difficoltà.

Amrunithil raggiunge la porta, non accorgendosi del problema in cui è incappato il compagno, e incita il gruppo a darsi una mossa.

Anche Gerbo non si accorge di nulla e si avvicina alla porta sbirciando fuori: la via sembra sgombra, la parete colpita da Lyath sta lentamente prendendo fuoco e la strada è silenziosa.

Lyath raggiunge Gerbo e allunga l’orecchio: dalla casa di fronte arrivano rumori oltre allo scoppiettio del fuoco e rumori di passi dall’altra parte della parete. Schioccando le dita per attirare l’attenzione la tiefling gesticola e avverte il gruppo dei rumori che ha sentito.

Lyath e Amrunithil sentono un rumore improvviso di qualcosa di umido e rumore di metallico che viene trascinato, subito dopo Teor raggiunge il gruppo dalla porta; “Oh, alla buon ora!” è il commento generale.

Amrunithil mette mano all’arco ed esce dalla casa, la strada sembra sgombra.

Gerbo esce ed evoca quattro cavalli per facilitare la fuga.

In tutto ciò il vero Teor si ripiglia, si accorge che è di fianco a Grog e chiede aiuto.

Lyath sente la voce del compagno venire da dietro le spalle, si gira e chiede a quello alle sue spalle se abbia detto qualcosa. Il soggetto nega, ma con una voce diversa da quella solita (il tono è più gracchiante).

Alla tiefling si rizzano i peli sulla nuca, urla ai compagni che il mostro ha creato un doppio di Teor, lancia al doppione un poison spray e si allontana.

Il doppione esce dalla stanza andando da Amrunithil incitandola ad andarsene, nel mentre Grog sta portando via il padellino originale.

La mezzelfa rientra, va dalla tiefling che le indica la scena del rapimento.

Amrunithil imbraccia l’arco e cerca di fermare Grog, piantandogli due frecce in corpo, che lo attraversano e si vanno a piantare nel muro dietro portandosi appresso pezzi gelatinosi.

Gerbo ordina ai cavalli di assalire il finto Teor, che viene investito dalla furia delle bestie: non viene mandato al tappeto solo per l’innata resistenza della creatura che l’ha generato, ma inizia a perdere schifidi pezzi.

Lo gnomo approfitta del macello creato dalle creature per allontanarsi e attaccare il finto Teor con poison spray.

Teor si libera dalla condizione di paralisi ed è pronto all’azione.

Lyath usa magic stone contro il falso Grog, ma lo manca.

Nel frattempo Gerbo vede le fiamme appiccate da Lyath diventare importanti, tanto che la creatura gelatinosa che ci si era nascosta dentro l’abitazione esce nella strada in fuga.

Amrunithil scaglia due frecce devastanti al falso Grog.

Gerbo ordina ai cavalli di continuare a calpestare il falso Teor, spalmandolo permanentemente per terra.

Contemporaneamente sia il falso Grog che la melma teschiosa si sciolgono come burro al sole, mettendo fine al loro regno di terrore.

Lyath si avvicina allo schifo e cerca di capire cosa possa essere, è qualcosa al di là delle sue conoscenze per cui prende due fialette e le riempie con i resti della creatura (magari il mago e qualcuno della chiesa di Azazel può dare un parere più sensato).

Teor decide di fare il salvatore e se ne va a cercare di spegnere le fiamme.

I risultati sono pessimi, sopratutto perché è l’unico a farlo mentre gli altri sono di guardia per evitare che arrivino altri stronzi a sfilettarli (Lyath è abbastanza sicura che non ci siano altre cose strane in giro).

Finalmente salgono sui cavalli e partono a spron battuto verso la chiesa di Azazel.

Dopo la solita discussione fra Teor e Lyath il gruppo chiede udienza al sacerdote.

Con la cortesia che lo distingue l’uomo risponde ai questi che vengono posti sul misterioso Lord Oman: non lo conosce e non ne ha mai sentito parlare, secondo lui o è uno pseudonimo o è il nome di uno straniero.

Non potendo essere di aiuto ulteriore offre cure e un posto per riposare, cosa che il gruppo accetta volentieri. In cambio Lyath offre al sacerdote una delle due fiale con i resti della creatura, così che possa offrirlo ad Azazel.

Provati fisicamente e mentalmente dal combattimento i quattro si lanciano sui giacigli messi a disposizione e se la gubbiano di gusto.