Mentre Lyath continua a spulciare sulla e nella scrivania Amrunithil entra nella stanza e si sporge dalla struttura dalla quale è emerso il mindwitness, contrariamente alla prima apparenza non è una fontana ma un pozzo.

È molto fondo e buio, ma per fortuna il retaggio elfico della ragazza le rende irrilevante il dettaglio e vede come la struttura sia molto semplice: pareti lisce arrivano fino sul fondo, dove è evidente il debole riflesso di una superficie d’acqua.

L’attenzione della mezzelfa viene catturata da quattro strutture che sporgono poco sotto il bordo superiore, dalle quali pendono delle catene; tre per circa un metro, mentre la quarta continua fino al fondo dove è agganciata a quella che sembra essere la parte superiore di una gabbia che sembra sporgere per poco dal pelo dell’acqua.

Dopo aver avvisato gli altri i quattro raffazzonano una torcia e la lasciano cadere nell’oscurità: la luce illumina le strutture già viste dalla mezzelfa e all’impatto con l’acqua la torcia sfrigola spegnendosi.

Teor decide di voler vedere cosa o chi possa esserci nella gabbia; si sputa quindi sulle mani, afferra la catena corrispondente e cerca di issarla.

Quattro ernie e una serie di improperi dopo si rende conto che si tratta di qualcosa troppo pesante per i suoi bicipiti e ragiona che usando le corde per attaccare la catena agli orsi potrebbe avere un risultato migliore.

L’argano peloso viene approntato e avviato; Lyath controlla la situazione, avvisa che la gabbia sta salendo e che fra le sbarre c’è una persona e che non sembra essere messa bene.

Prima che riesca a fare altro la corda si spezza e la gabbia ripiomba nell’acqua.

Gerbo adocchia le catene rimanenti e assieme a Lyath cercano nella stanza delle leve o qualcosa che possa mettere in funzione il meccanismo. Non trovano nulla.

Amrunithil nel frattempo guarda nel pozzo urlando “C’è qualcuno?”

Effettivamente qualcosa risponde con voce flebile “Aiuto, per favore tiratemi fuori!”

Il fuoco sacro investe il padellino “Arrivo io!” e inizia a usare la catena tesa per scendere.

Aiutato dall’esperienza e dal fatto che si è tolto l’armatura riesce ad arrivare fino alla gabbia “Non ti preoccupare ti porteremo in salvo”

“Sì, per favore non sto bene” è la risposta della creatura ingabbiata.

Teor allungando la mano riesce a toccarlo e gli casta cura ferite.

Il tizio si riprende un po’ e inizia ad aiutare il padellino a cercare un punto debole su cui fare forza per allargare le sbarre. La gabbia sembra solida, ma potrebbe cedere all’altezza dell’apertura.

Lyath sente il discorso e lancia giù il piede di porco, peccato che si scordi che il padellino al buio non veda.

Botta di culo: dopo una legnata atomica sulla mano il piede di porco si incastra nelle sbarre.

Porconando un po’ il padellino guidato dal prigioniero arriva alla serratura e cerca di forzarla.

Non cede.

Contemporaneamente Amrunithil cerca di rendersi utile in altro modo, lascia il bordo del pozzo e va a controllare la porta a nord della stanza, Teoricamente presidiata dagli orsi di Gerbo.

Le creature sono irrequiete, controllando bene non sente rumori ma avverte un odore acidulo.

Gerbo in tutto sto bordello continua a cercare la fantomatica leva, finalmente accanto alla scrivania si accorge di un marchingegno con leva e pulsantiera.

Le due compagne accorrono al richiamo dello gnomo e si mettono a guardare il marchingegno: da una parte una leva e dall’altra delle rune sbiadite poste sopra ognuno dei quattro pulsanti.

La comprensione dei linguaggi di Lyath è inutile ma Gerbo ha un colpo di genio: controllare se su ogni catena è posta una runa.

Bingo!

Facendo una prova con una delle catene alzate capisce come far funzionare il meccanismo, avvisano quindi Teor di attaccarsi saldamente alla catena e azionano il meccanismo.

Lentamente la gabbia sale, con forte rumore di ingranaggi che sembra provenire da sotto il pavimento.

Finalmente arrivano al livello del pavimento e il prigioniero si rivela: un giovane mezzelfo che dice di chiamarsi Killian.

Temendo una trappola prima di liberarlo gli chiedono perché fosse là in fondo: a mezze parole dice di aver avuto un “incontro sgarbato con soggetti scarsamente sgradevoli” (cit) e chiede se i quattro abbiano trovato in giro un elfo dalla pelle scura.

Anche se la “storia” è tutto tranne che convincente i quattro propendono per liberarlo, conditio sine qua non è che butti giù un po’ della “colazione del campione” che gli dà Lyath (si spera che abbia un effetto inibente o di guarigione su un eventuale parassita persente).

Il mezzelfo la guarda un po’ perplesso cercando di capire cosa possa essere, ma alla fine la mangia senza fare troppe storie.

Non succede nulla di rilevante per cui decidono di aprire la gabbia.

Un piede di porco dopo la serratura cede e Killian è libero.

Chiedono delle sue intenzioni: lui deve cercare una persona e gli Illithid gli sono d’ostacolo. Sentendo che anche al gruppo sono invisi propone una momentanea alleanza.

Un bisticcio più tardi cercando di capire ancora le sue intenzioni Killian inizia a cercare in giro per la stanza dei vestiti e nell’armadio trova alcune delle sue cose (olè!).

Una volta che il fighetto si è vestito e profumato i cinque decidono di dirigersi verso la porta nord.

Amrunithil fa presente l’odore da lei sentito, annusando Gerbo si accorge che si tratta di esalazioni acide.

Non è una strada percorribile e la porta viene barricata con casse e altre cose.

I cinque si dirigono verso il corridoio a sud, seguendo le indicazioni del mezzorco Burp (sinistra e poi ancora a sinistra) arrivano alla stanza con il glifo di teletrasporto.

Lyath lo guarda: comprensione dei linguaggi è ancora attiva e riconosce il simbolo in qualith per nove. Come per gli altri inizia a ricopiarlo.

Killian si guarda attorno e vede una scala a pioli appoggiata al muro che porta verso l’alto, osservandola bene nota qualche dito di polvere sopra portandolo a ritenere che possa non venire usata da un po’. Ravana poi un po’ in giro ma non trova niente di interessante se non delle tracce che escono dalla porta da cui sono entrati.

Il mezzelfo sale sulla scala, che nonostante sia malmessa sembra reggere il suo peso, e arriva al soffitto dove appoggia l’orecchio su una botola. Non sente nulla e avverte gli altri.

Prima che gli altri diano il loro parere apre la botola, rivelando una stanza buia e polverosa.

Entra nella stanza, è fredda ed evidentemente disabitata da molto tempo; l’impressione è che sia un magazzino disabitato da molto tempo, le finestre sono sbarrate e un filo di luce della strada penetra dalle fessure delle assi di legno.

Dal piano di sotto sente Lyath chiamarlo e minacciarlo si dargli fuoco se non si dà una mossa a scendere.

Chiude la botola e tira fuori un piede di porco cercando di muovere le assi.

Lyath porcona e manda su Teor a recuperarlo “Tu lo hai salvato, la responsabilità è tua!”, il padellino concorda con la compagna e sale.

Si trova davanti Killian impegnato con le assi che vedendolo gli chiede di dargli una mano.

“Cosa stai facendo?”

“Voglio vedere fuori, voglio la luce del sole!”

“Vuoi uscire? Ottimo, sappiamo dov’è l’uscita. Siamo arrivati qui dalle scale ed è lì che stiamo andando.”

Il ragazzo mette via il piede di porco e segue il padellino.

Decidono il da farsi: tornare dal mago potrebbe voler dire perdere l’opportunità di usare il portale nel caso Nomen torni e decida di disattivare il portale, quindi per andare alla Roccia del Drago sarebbero obbligati ad andare a piedi affrontando i numerosi orchetti & friends.

Decidono di nascondersi nella stanza di sopra per un riposo breve, sfruttando il bastone magico di Gerbo per evitare di essere sorpresi da un’eventuale comparsa di gente dal glifo.

Il serpente viene messo fra gli ultimi pioli della scala e gli viene detto di tornare nella stanza nel caso ci sia della mossa.

Entrano tutti nella stanza fatiscente, il silenzio regna sovrano.

Si mettono comodi: Killian in un angolo a salmodiare (dietro consiglio di Lyath), mentre gli altri tirano fuori la mappa e si mettono a pensare.

Amrunithil ha un’illuminazione: nella sua mente risuona forte la poesia ricamata sulle tuniche.

Guarda sulla mappa e si accorge come le parole finali di ogni verso corrisponda alle parole dei glifi, TRANNE per la parola anima che non compare da nessuna parte nella mappa.