Lettura dei diari del nobile, il materiale è abbondante: le informazioni sulla sua giovinezza riguardano imprese eroiche, battaglie e come ha accumulato fortuna. Nulla di straordinario, ma trapela la descrizione di una persona di intelletto che si è fatta strada anche grazie a strategiche alleanze. Arrivando al tempo presente si evince che il mazzo della divinazione è entrato in suo possesso da anni, recuperata in una caverna non lontana dalla cittadina, ed è tramite questo strumento che il nobile ha appreso dell’esistenza degli Illithid. Durante l’uso dell’artefatto Kivim rimane sconcertato dall’apprendere che il giorno seguente sarebbe “cambiato tutto” e che “nuovi vincitori sarebbero entrati in città”.

Amrunithil e Lyath incrociando date e avvenimenti capiscono che il giorno in questione combacia con quello in cui gli eroi hanno manipolato la realtà col Brodwan.

Kivim li rintraccia, capisce chi sono e interpretando le carte si convince che sono i destinati alla vittoria, cosa che lo spinge a parlamentare con loro per stare dalla parte dei vincitori. La promessa della mortalità è un altro argomento che lo spinge a unirsi alla causa.

Le conoscenze di Kivim sono ciò che permettono agli Illithid di introdursi nella cerchia nobiliare; in questo ambito spunta il nome di un certo Lord Oman (già trovato nei diari di Nomen) e nello specifico si trova un riferimento a un incontro avvenuto nei sotterranei alla presenza di costui. Il contesto è di reverenza formale, ma non si aggiungono altri dettagli sulla persona se non una nota a bordo pagina che reca scritto “non mi fido”.

Nella parte finale Kivim riporta come dalla consultazione delle carte una volta che vede come la città viene stravolta (non più un terreno in cui gli Illithid cercano di infiltrarsi anonimamente, ma un pascolo a cielo aperto per gli stessi) capisce che la sua utilità sarà breve e inscena la messa in scena di un suo doppio per salvarsi.

I diari si interrompono.

La lettura è stata lunga, oramai è tarda notte e i quattro decidono di rimanere a dormire dal mago; Teor chiede ospitalità al mago il quale lo manda a chiedere al gufo Dorf il permesso di dormire nella stanza. Superato l’arduo compito il gruppo si accampa alla bene e meglio nello stanzino e si addormentano.

Il sonno di Amrunithil è tormentato da una visione del suo maestro: non riesce a capire se sia una visione vera e propria o un sogno, ma la sensazione che sia ancora disperso da qualche parte è forte e sgradevole.

Teor sogna sua moglie, la quale risiede in una lontana città elfica simile a questa e la consapevolezza che la sua condizione sia dovuta non a una maledizione ma agli Illithid gli fa realizzare che sia possibile trovare una cura per il parassita che la affligge.

Lyath riceve un ricordo del compito che le ha dato il maestro, in più in una visione vede un picco altissimo con una cittadina sulla cima, lo sguardo attraversa la cittadina e vede che i suoi abitanti non hanno fattezze umane ma angelica e di aarakocra. La città è bianchissima e una spruzzata di neve ricopre i parchi. La voce del suo patrono risuona chiara “le risposte che cerchi sono qua”. Il luogo esatto non le viene rivelato, ma le sue conoscenze applicate alla geografia particolare del luogo le suggeriscono possa trattarsi delle alture del Karmakar o del Sorbiarath.

Gerbo beato lui fa un sonno molto ristoratore e tranquillo.

La mattina seguente Amrunithil è ancora turbata e rimane attaccata alla bussola per un po’, concentrandosi sul suo maestro la cui presenza rimane fissa in direzione sud.

Il padellino chiede alla compagna cosa la turbi e, una volta saputo, offre aiuto nella missione una volta finita la faccenda.

Usciti dalla torre si incamminano verso la chiesa di Azazel, fermando gli occasionali passanti sani interrogandoli su chi sia Lord Oman. Le risposte sono frustranti, a quanto pare nessuno ne ha mai sentito parlare.

Mentre camminano Amrunithil e Teor hanno la sensazione che da dietro le finestre di una delle case che li circondano si intraveda la figura di Grog. La mezzelfa dà il gomito al padellino e gli propone di fermarlo, magari quando era al servizio di Nomen aveva sentito cose utili.

Nel mentre che i due discutono Grog sparisce dalla vista.

Passando davanti la casa in cui l’hanno visto sparire Lyath sente un prurito, come se qualcuno grattasse sulla nuca. Voltandosi vede Rayphine sulla soglia della casa dall’altro lato della strada, che le fa segno di avvicinarsi.

La tiefling chiama i compagni per indicare l’elfa, ma contemporaneamente dalla casa in cui Amrunithil e Teor hanno visto Grog si sentono le grida del mezzorco che chiede aiuto.

Tutti si rivolgono verso la casa di Grog e si mettono in assetto da battaglia, Lyath mette le mani avanti e si casta armatura magica.

Teor sfonda con un poderoso calcio la porta (aperta) rivelando una stanza apparentemente vuota.

Amrunithil si avvicina e si accorge di una porta sulla parete opposta, casta l’incanto per cercare trappole ma non ne trova.

Gerbo entra e sente rumori di tafferugli nell’altra stanza.

Teor carica la porta e la fa esplodere, entra nella stanza e trovando due ogre che le danno di santa ragione a Grog si butta nella mischia.

Lyath avverte ancora il brusio mentale, lo ignora e corre dietro al padellino.

Amrunithil avverte dei passi che si avvicinano da dietro, è Rayphine che la esorta a seguirla dicendo che ha trovato qualcosa che non può aspettare. La mezzelfa le dice che deve aiutare un amico e la invita a seguirla, l’altra insiste nell’aver trovato qualcosa di importante da mostrarle.

Gerbo ha sentito le parole di Rayphine ed è molto scosso dalle sue parole, sentendone la preoccupazione e la gioia per averli ritrovati.

“Di cosa stai parlando?” le chiede.

“Ho trovato delle tracce e dei vecchi tomi nel magazzino qui di fianco, ma degli ogre stanno mettendo a ferro e fuoco tutto.”

Nel mentre che lo gnomo fa delle chiacchiere i due ogre si incazzano per l’interruzione e si lanciano contro il padellino, ma entrambi non riescono a scalfire la sua difesa.

Amrunithil ignora Rayphine ed entra correndo nella stanza.

Gerbo continua a parlare con la ragazza e le chiede spiegazioni “Non capite, sono giorni che seguo le tracce di quelle bestiacce. Io torno dentro a cercare di salvare i volumi alla faccia vostra e se non ci riesco mi avrete sulla coscienza! E dì a quei cretini dei tuoi amici che non guardino le luci!”

Gerbo chiama Lyath e le dice che Rayphine ha bisogno e urla al gruppo di non guardare le luci.

Teor sente il messaggio sulle luci e inizia a mazzolare uno degli ogre, cercando di salvare Grog che è disarmato e le sta prendendo tutte.

Lyath chiede a Gerbo cosa stia succedendo, alla risposta che un incendio sta devastando dei libri importanti corre fuori raggiungendo Rayphine incitandola ad andare.

Gli ogre iniziano a triturare Teor.

Appena calato l’ultimo colpo degli ogre i tre vedono delle luci amorfe e ipnotiche che catturano la loro attenzione. Gerbo ne è ammaliato e si perde nei meandri dei suoi pensieri (i quali lo portano ai bei tempi passati in cui le giornate passavano allietate dal tabacco di Simir), mentre gli altri riescono a resistere.

Nel mentre Rayphine corre all’interno della struttura, dicendo a Lyath di aver scoperto cose importanti sugli Illithid.

Amrunithil con presa salda sull’arco mette a segno tre colpi sugli avversari.

Teor inizia a randellare l’ogre che l’ha colpito.

Lyath entra nell’abitazione seguendo l’elfa: apparentemente è una stanza normale, senza fiamme o cose che facciano presagire un imminente collasso della struttura.

“Cosa devo fare?” le chiede.

Al posto della risposta viene colpita da qualcosa, la sensazione che la pervade è quella di un tarlo che cerca di mangiarle i ricordi.

Non riesce a resistere e si sente enormemente prosciugata mentalmente (-2 tpc, ts e danni).

Fra i dolori mentali si accorge della presenza di un globo di gelatina rossa, piena di facce e volti; anche la percezione che ha di Rayphine cambia e realizza che ne è una emanazione.

La tiefling se la fuga, urlando a squarciagola del pericolo “Non è la vera Rayphine, è un mostro!”

Gli ogre continuano a mazzolare Teor (ahia!).

Nel trambusto della battaglia i tre vedono Lyath entrare da una porta sul retro “Meno male sono riuscita a fuggire! State attenti, potrebbe assumere le sembianze di uno di noi!”

Amrunithil è perplessa che la tiefling sia già arrivata, ma pensa che nel casino della battaglia possa aver perso la cognizione del tempo. “Ok, dacci una mano” le dice, procedendo quindi a sfrecciare un ogre.

Gerbo continua a essere fatto come un culo.

Teor ha pietà di Gerbo, disingaggia dal combattimento e cerca di aiutare il compagno. Non riuscendo a capire come fare chiede alla Lyath nella sala di aiutarlo.

“Non ti preoccupare ci penso io”.

Nel mentre una seconda Lyath entra, vede Gerbo rintronato e gli molla uno schiaffone.

Gli ogre si dividono: uno spalma Amrunithil e l’altro tira una mazzata a Teor.

Altre luci compaiono e Gerbo e Lyath iniziano a guardarsi in giro confusi.

Amrunithil lancia raffica di spine e scaglia altre tre frecce letali: entrambi gli ogre muoiono male.

Gerbo rimane immobile e confuso.

Teor si cura e si accorge che ci sono due Lyath nella stanza.

La Lyath vicino Gerbo si muove andando a sbattere contro il muro e rimane confusa.

La Lyath nella stanza si avvicina all’ingresso e si rivolge a Teor: “Falla fuori, non vedi che è un’impostora. Si muove male, è chiaramente un costrutto magico!”

Teor guarda l’oggetto della discussione e convito delle parole della compagna inizia sfoderare la lama.

Nel mentre Grog sembra riprendersi e inizia a tirare su le frecce e a riportarle ad Amrunithil, vantandosi della vittoria.

Amrunithil si rintasca le frecce e si avvicina alla Lyath in stanza con lei, tirandole la coda e chiedendole cosa ci fosse nella grotta che voleva prendere “Ma quale grotta, sono stata nella casa di fronte! Le fiamme hanno consumato quasi tutto, non so se ci sia molto rimasto”

La mezzelfa memore dell’urlo arrivato prima non se la beve e sfodera la spada attaccando la tiefling, che subisce il colpo e chiede alla mezzelfa perché la stia colpendo.

Gerbo si ripiglia dallo stato di confusione, anche se il rischio di ricaduta è alto quando si accorge delle due tiefling.

Teor è confuso e lancia detect evil and god: non sembra esserci nulla di sovrannaturale in giro.

Chiede a quella in grado di rispondere “Se sei tu la vera Lyath in quale luogo non voglio entrare in città?”.

La tiefling non risponde immediatamente, guarda l’altra che rimane imbambolata. Dopo pochi secondi si rivolge al padellino guardandolo male “Alla chiesa di Azazel ovviamente, e ancora mi chiedo il perché!”

Amrunithil si rivolge al paladino cercando di convincerlo a colpire la compagna parlante, poi arretra sfodera l’arco e la sfreccia. Il colpo parte, raggiunge il bersaglio e la trapassa. L’altra sembra indignata dell’attacco e si tiene una mano sulla ferita. La mezzelfa la sfreccia un’altra volta.

Gerbo cerca di capire se la tiefling colpita dalla mezzelfa sanguini: non vede tracce di sangue, ma si accorge che la tiefling odora in maniera intensa di zolfo (più del solito) e anche della presenza di una leggera traccia melmosa che le parte dai piedi ed esce dalla stanza nella direzione da cui è entrata.

Teor non è convinto di chi sia quella giusta, urla ad Amrunithil di non colpire ancora e cerca di scuotere la Lyath rincoglionita con scarsi risultati.

La Lyath sveglia capisce la situazione rischia di peggiorare e si mette a correre, uscendo dalla porta sul retro e dileguandosi dalla vista.

Grog in tutto ciò sembra indifferente a tutto quanto ha appena passato e si limita a osservare passivamente la scena.