Amrunithil ci riprova, ma solo il secondo colpo va a segno.
Teor si esibisce in un’ottima performance e dall’armatura inizia a evaporare qualcosa.
Lyath lancia create bonfire, ma l’armatura riesce a schivare il colpo.
Gerbo si avvicina alla creatura e si trasforma in un orso nero.
Lo scontro è interrotto dalla porta che si apre all’improvviso, facendo entrare Nomen che con parole concise fa abbattere una palla di fuoco sulla pila di detriti, facendo un falò e bruciando malamente Gerbo e Teor.
Un altro incanto parte dal mago alla volta di Teor, che finisce boccheggiante a terra.
Amrunithil lancia silenzio sul bastone dell’incantatore, cercando di privarlo della sua capacità offensiva.
Teor vs morte: fail n°1
Lyath porconando esce dal silenzio e lancia blight contro Nomen, che se lo prende tutto e si accascia a terra morto (urrà, anche per il fatto che grazie a benedizione dell’oscuro si becca 13pf di cortesia).
Gerbo si scaglia contro l’armatura, le sane vecchie maniere forti sono relativamente efficaci e la ammacca.
L’armatura si rivolge contro BearGerbo e lo sassa malamente (10 danni all’orso che svampa e 20 a Gerbo).
Amrunithil riprova, ma entrambe le frecce mancano il bersaglio.
Teor vs morte: successo n°1
Lyath vedendo il padellino a terra gli si lancia sopra lanciando spare the dying, stabilizzandolo.
Gerbo lancia thunderwave, l’armatura è resistente ma non abbastanza e le onde sonore la smontano.
È possibile che lo scontro che sia finito.
Gerbo sfrutta uno dei pochi incanti rimasti e cura un po’ il padellino. Appena ripreso si mette a ravanare assieme a Gerbo fra i detriti dell’armatura per cercare di capire cosa possa essere recuperabile: il materiale è adamantio, di base di alto valore, ma non riescono a capire se l’oggetto possa essere ancora usabile. Con le lenzuola del letto nell’angolo si fanno un fagotto improvvisato per portarselo dietro.
Raccogliendola casca un coltello, raccolto da Teor: daga adamantina, viene data a Gerbo.
Amrunithil fa sparire il silenzio e chiude bene la porta, cercando di evitare altre sorprese.
Interrogatorio del tizio rimasto, che viene afferrato di forza da Teor (si avvicina con passo pesante e lo prende per la collottola e lo scrolla): un po’ sconvolto dice che il padrone aveva appunti, mappe e documenti, era una persona molto capace e potente. I suoi piani erano semplicemente di stare dalla parte dei vincitori e di accrescere il suo potere. La sua funzione era essenzialmente quella di intermediario, procurare oggetti o provviste o libri, nulla di terribile o inconsulto. Il maggiordomo è solo una formica nel grande schema delle cose, non crede che le creature ne abbiano mai riconosciuto l’importanza e offre di aiutare nel ravanare nelle carte.
Lyath chiede delle carte: sono tutte sulla scrivania, era molto geloso delle sue cose. Per quanto riguarda il glifo sul pavimento: le creature usano una rete di portali per muoversi in città, il glifo è uno di loro (forse è danneggiato, l’ultima volta sono arrivati dalle cantine).
Il maggiordomo racconta una breve storia del padrone: la ricerca della vita eterna era motore delle sue ricerche, arrivati a Pirtrambil si è arricchito e ha avuto un titolo nobiliare ma il tarlo dell’eternità non l’ha mai abbandonato; il maggiordomo è sempre rimasto al suo fianco per tutto questo tempo.
Grazie all’aiuto del prigioniero nel scartabellare fra i vari fogli si scopre:
– nobili che aiutano gli Illithid: Oman (il maggiordomo ignora tutto della persona) + Parcival Kivim (combattente di spicco legato alla milizia cittadina, abita vicino alla caserma)
– manuali di magia
– 1 candela di sego: candela della penombra (accesa dà 10 feet di invisibilità di raggio per 30min)
– diario degli incontri: Nomen ha percepito una fluttuazione nello spazio e nel tempo come di un grande spostamento di materiale (entrata di creature nella dimensione in cui ci si trova), le ha cercate e quando le ha trovate ne è rimasto affascinato e ha iniziato uno scambio di conoscenza per poter arrivare ad avere maggior potere; lentamente si sono infiltrate in città dove hanno costruito un “pascolo per i desideri e necessità dei mind flayer”. Poco tempo prima della sua dipartita Nomen ha manomesso il portale perché ha iniziato ad avere paura dei mind flayer e ha capito che appena non avranno più bisogno di lui lo elimineranno; studiandoli ha capito che presso la Roccia del Drago c’è un dungeon per attirare gli avventurieri e nutrirsene, mentre il nascondiglio è nei sotterranei cittadini, dove è nascosto il grande cervello (la mente alveare delle creature, se eliminato non muoiono ma acquistano autonomia perdendo coordinazione come gruppo diventando più deboli se affrontati singolarmente). Il cervello è stato avvicinato, prima era in una base segreta dalle coordinate sconosciuta.
I portali sono programmabili, se si conosce la parola di attivazione si può arrivare dove si vuole. Nomen era alla ricerca del portale collegato alla base segreta dei mind flayer.
Finita la raccolta delle info si cerca decidere il da farsi, essendo tutti abbastanza feriti valutano se sia possibile sfruttare la stanza in cui si trovano; il maggiordomo dice che l’indomani mattina ci sarebbe stato un cambio della guardia completo, ma nessuno sarebbe entrato nella stanza di Nomen che quindi potrebbe essere usata per riposare.
Per evitare imprevisti nascondono i cadaveri lasciati in cantina nelle botti (non si sa mai dovesse arrivare il cambio della guardia anche per l’avamposto nei sotterranei), si rinchiudono bene nella stanza di Nomen, legano il maggiordomo e lasciano a guardia il serpente magico di Gerbo.
Prima di addormentarsi ravanano nelle tasche di Nomen: 735MO + 3 ametiste da 100MO l’una.
Il mattino dopo sono tutti belli freschi e riposati, Lyath si mette a studiare il glifo di teletrasporto: per crearlo ci può volere fino a 1 anno, in cui ogni giorno si disegna il glifo cantilenando l’incanto MA è strano che sia qui, le creature sono presenti da meno di 1y e non coincidono i tempi di realizzazione.
Potrebbe essere importante ricordarne la forma perché se mostrata a un mago la può usare per portare in quel glifo specifico (ognuno ha una firma univoca) → Lyath lo copia, incluso il punto in cui la linea è stata volontariamente danneggiata da Nomen.
Con comprensione dei linguaggi Lyath legge la parola tempo in qualith, NON è normale che sia presente in un glifo di teletrasporto una parola ma è inserita come se facesse normalmente parte della struttura. Le sue conoscenze sono purtroppo limitate e si rende conto che confrontare ciò che ha trovato con altri portali può dare informazioni aggiuntive.
Piano per le prossime mosse: prima passare dal nobile Kivim e poi fare un salto dal mago che secondo la bibliotecaria non esce da mesi dalla sua torre; prima però Lyath insiste per andare dalla chiesa di Azazel.
Usciti dalla casa il maggiordomo li segue (nel caso dovessero essere fermati riuscirebbe a dare un alibi credibile ai quattro), dice di essere indeciso sul da farsi ma pensa che approfitterà della propria posizione per allontanarsi dalla città. Consegna le chiavi di casa al gruppo e saluta la compagnia.
Il gruppo attraversa la piazza e raggiunge la chiesa, il portone è aperta ma nessun rito è in atto.
Teor rimane all’esterno, dentro l’ambiente è avvolto in una piacevole penombra e un odore di spezie permea l’ambiente.
Nessuno è in vista, bussano alla stanza del sacerdote che apre dopo che Lyath risponde in infernale.
Continuano la conversazione in infernale: la congregazione ha subito delle perdite a causa degli assalti degli ogre, ma tutto sommato stanno bene. Lyath si fa dare altra polvere per resistere allo stress mentale e crea un calco in cera della chiave per fare una copia da consegnare al sacerdote, la casa di Nomen sarà data alla congregazione con stanze riservate per il gruppo (una casa vuota è peggio rispetto a una gestita da alleati) e la possibilità di avere un accesso sicuro al sistema dei sotterranei.