Il maggiordomo apre la porta e fa cenno a Grog di entrare, facendosi di lato.

Grog avanza nella stanza portandosi dietro il paladino.

Rispetto all’ultima volta l’arredo è immutato, il tappeto che copre il simbolo in Qualith è ancora al suo posto.

Un dragonborn dall’aspetto più vecchio dell’età reale è seduto al tavolo, dal volto spuntano radi ciuffi di peluria, in mano ha un bastone e guarda i nuovi arrivati con sguardo severo.

Teor si dà un occhio in giro e lo sguardo si posa sulla pila di oggetti al centro: sono oggetti della più disparata natura, dall’armatura completa (una è evidentemente in perfette condizioni, probabilmente di adamantio) al mobile di antiquariato, ammucchiati in una catasta alta più di un metro.

Il resto della stanza è occupato da una libreria, una scrivania con mappe e scartoffie varie e da un letto nella parte inferiore.

Il maggiordomo guarda attentamente Teor “Ti ho già visto, eri alla porta qualche giorno fa cercando di avere udienza!”

Lord Nomen scruta Teor con interesse “Ah, e così finalmente sei riuscito ad avere udienza nella ma casa. Non amo i visitatori inattesi”

“Udienza in un certo senso” risponde il paladino alzando le manette.

“Mi dispiace, giungi in un giorno in cui sono indaffarato. Grog uccidilo pure”

Grog fa per spingere Teor verso la porta ma il padellino si mette rapidamente dietro il maggiordomo e lo immobilizza, puntandogli la daga alla gola.

[nel mentre Amrunithil e Gerbo sono arrivati in più o meno stealth a metà corridoio]

Dalla porta aperta Amrunithil vede la scena e incocca una freccia, preparandosi a lanciarla nel caso la situazione precipiti.

Teor ritenta il dialogo col padrone di casa “Non me ne posso andare, sangue è stato versato. Concedermi udienza è il minimo che possiate fare”

“Cosa vuoi?”

“So con chi sei alleato e cosa state facendo”

“Ah, se sai con chi sono alleato perché non sei a mille leghe da qua?”

“Perché la mia natura mi impedisce di ignorare queste cose”

“E allora la tua natura ti obbliga a morire!”

La conversazione è evidentemente finita, Teor lascia andare il maggiordomo, rinfodera la daga ed estrae la falce.

Lyath sentendo la conversazione esce dal taschino di Teor, si ricompone, guarda Lord Nomen e gli lancia blight, danni che si prende solo per metà.

Gerbo si avvicina alla porta ed evoca all’interno della stanza quattro orsi bruni.

Nomen è molto alterato, inizia a sussurrare in una lingua blasfema e dimenticata, muovendo le mani in pattern complicati e creando una nube velenosa giallo-verde attorno ai presenti.

“I senza anima sono troppo potenti per essere affrontati, l’unico modo per vincere è essere alleati con loro. Essere dalla loro parte significa avere potere!”

Il casino creato richiama dalla sua stanza l’armiere che giorni prima rincorse Lyath, questo vede Amrunithil e si muove a darle battaglia. Nostante il sonno riesce a darle una legnata sulla testa. Amrunithil rinfodera l’arco e tira fuori la “spada di sti grandissimi cavoli” (cit), cercando di rispondere per le rime al tipo in pigiamino.

Teor inizia ad accusare gli effetti del veleno e capisce che i vapori sono altamente letali (5d8, sticazzi).

Esce dalla nuvola, mettendo un tavolo fra sé e il mago, e, nonostante l’oscurità della nebbia, cerca di menare un fendente nel punto in cui si ricorda trovarsi il tizio.

Uno dei due tentativi va a buon fine e riesce a farlo sanguinare.

Lyath accusa di meno gli effetti del veleno, si sposta anche lei dall’area interessata (nel mentre urla a Gerbo di usare un incanto di vento per dissipare la nube) e lancia a Nomen una magic stone, che raggiunge il suo bersaglio (la fida fionda non tradisce mai).

Anche Gerbo resiste decentemente al veleno e, seguendo l’indicazione di Lyath attiva l’incanto gust,ma la forza dell’incanto non è sufficiente a rimuovere il miasma.

Non riuscendo a fare altro entra nella stanza uscendo dall’area mefitica e ordina agli orsi di attaccare.

Due orsi non reggono l’ambiente tossico e si accasciano, i due rimanenti si avventano su Nomen anche se solo uno dei quattro attacchi raggiunge il bersaglio.

Nomen è imperturbato dai danni subiti e inizia a sussurrare parole arcane, nel mentre la nebbia si sposta inghiottendo Gerbo consentendo al gruppo di vedere Nomen sparire nel nulla.

Non fanno in tempo a rimanere sbigottiti che l’armatura in adamantio della pila di robaccia si anima e si compone.

Fuori dalla stanza il guerriero continua a dare battaglia ad Amrunithil, che incassa e ribatte con cattiveria, tagliandolo a metà.

Teor si accorge dell’armatura e corre parandosi tra la ferraglia sbrilluccicante e la tiefling.

Sfruttando le conoscenze arcane Lyath capisce che l’incantesimo usato da Nomen è dimension door: l’incantatore può trovarsi in un qualsiasi punto entro 150mt. Pensando che il pericolo non sia troppo imminente si rende conto che il maggiordomo è rimasto impassibile in un angolo e gli si avvicina.

Gerbo non riesce a non risentire degli effetti del veleno prima di uscire dalla nebbia, ordina quindi agli orsi di dirigersi contro l’armatura e di attaccarla. Nonostante l’impegno né gli artigli né le zanne riescono a fare presa nella corazza.

L’armatura attacca uno dei due orsi, mandandolo al tappeto.

La nebbia si sposta ulteriormente, liberando il campo visivo di Amrunithil che si accorge di Grog che sta arretrando lentamente fuori dalla stanza.

La mezzelfa lo afferra per le spalle e gli chiede dove stia andando.

“Sto cercando l’uscita da questo macello, Grog non vuole morire”

“Ma cosa stai facendo, entriamo e aiutiamo gli altri”

“Nebbia e morte, Grog va verso la porta. Gli accordi erano di portarvi qui, Grog ha già tradito il suo signore.”

Amrunithil lo manda al diavolo ed entra nella stanza chiudendosi la porta alle spalle.

Teor va di ignoranza e cerca di colpire l’armatura, grazie al fatto di star usando un’arma magica riesce a scalfire la superficie dell’oggetto.

Lyath guarda il maggiordomo, che pare guardare l’armatura con aria rassicurata, dice ad Amrunithil di tenerlo sott’occhio e di sparargli nel caso si muova. Si avvicina poi all’armatura ed esala veleno. Non sortisce nessun effetto. Effettivamente non è stata una pensata furba.

Gerbo lancia pugnale di ghiaccio contro l’armatura, non la colpisce direttamente ma le schegge derivanti dall’esplosione la rovinano un po’. Peccato che anche l’orso subisca l’effetto delle schegge e si accasci a terra.

L’armatura raggiunge Lyath e le cala addosso una spadata della madonna.

Amrunithil sente scarabattolamenti provenire dalle sue spalle, si gira e non sente nulla, decide quindi di colpire l’armatura.

“Alla pugna! Finalmente combatti un degno rivale!” urlano i guanti, peccato che la sorte non sia dalla sua parte e le frecce rimbalzino sulla superficie lucida.

Teor si concentra sull’armatura ammaccandola ben bene.

Lyarth ne approfitta e se la fila velocemente.

Gerbo lancia un altro pugnale di ghiaccio, arrugginendolo.

L’armatura si avvicina a Teor e gli molla una spadata sulla crapa.