La vecchia lancia le ossa e le scruta attentamente per qualche minuto, inizia poi a declamare una criptica poesia: “La vita è come un frutto, bisogna cogliere e assaporare ogni momento.”

Viene esortato a guardare nello specchio: compare un volto cornuto con occhi verdi e un sentore di morte si irradia nell’animo di Medrash.

Una voce nella testa sussurra di una bestia che deve essere nutrita.

Il mondo attorno al dragonborn cambia: è in una radura con uomini vestiti di nero, assieme attaccano un villaggio di dragonborn dalla pelle blu e trascinano via un bambino. Il cucciolo è messo in una gabbia ed è trascinato via per lungo tempo; improvvisamente attorno scoppia una battaglia: frecce piovono dal cielo ed elfi ingaggiano gli uomini neri. Gli elfi sono vincitori e circondano uno dei pochi sopravvissuti, è un piccolo dragonborn e decidono di mandarlo verso un tempio a nord.

Medrash torna improvvisamente in sé, capisce di avere appena assistito al suo passato e ringrazia la vecchia per le preziose informazioni.

Nessuno ha altro da chiedere e si accomiatano dalla vecchia, raccomandandosi di far sapere al comandante delle guardie di esserci sincerata delle loro intenzioni non bellicose.

La giornata è ormai al termine, recuperano gli accompagnatori e si dirigono alla locanda adocchiata al mattino.

È un luogo molto accogliente e ben tenuto, gli avventori sono quasi tutti dragonborn dorati eccetto per alcuni blu, verdi e un bianco.

Si accordano col proprietario per una stanza per loro quattro e alloggio nei dormitori per i tre blu.

Cena in camera e via a dormire. Nessuno si mette di guardia, ma la notte passa tranquilla e al mattino sono tutti estremamente riposati.

La giornata inizia in maniera produttiva, col gruppo che torna a palazzo per cercare libri su cui approfondire l’argomento “draghi”.

Vengono nuovamente indirizzati dai saggi, dove ne incontrano uno che ha proprio il tomo che fa per loro: manoscritto datato e bruciacchiato, che consulta e traduce loro.

I draghi più anziani sono creature dall’immenso potenziale magico, capaci con la loro mera presenza di stravolgere il paesaggio in maniera diversa a seconda della razza cui appartengono.

Il drago rosso di loro interesse non fa parte di questa leggendaria classe, è una creatura molto giovane (il saggio lo ha osservato da lontano, potrebbe avere sui 30 anni) anche se innegabilmente dotata di un notevole potenziale magico: capacità di corrompere le fonti d’acqua con lo zolfo + capacità di creare portali per il piano del fuoco + creazione di spaccature del terreno da cui esce magma + creazione di gas velenoso + creazione di piccoli terremoti.

Esfarien chiede cosa possa intaccare le scaglie del drago, gli viene detto che il veleno potrebbe essere un buon mezzo (il mezzelfo guarda interessato Medrash), mentre Amrunithil chiede se esistono dei momenti in cui il bestio si assenta dalla sua grotta, le viene detto che va a caccia ma senza avere dei pattern precisi.

Si congedano ed Esfarien conduce il gruppo nel cimitero del villaggio, dove informa gli altri di avere un piano per combattere il drago che prevede l’utilizzo di aiutanti non morti.

Arrivano a una piana fuori città dominata da piramidi di ciottoli di varie dimensioni, alcune talmente vecchie da essere state quasi reclamate dalla giungla posta alla periferia.

A quanto pare il mezzelfo si era dato da fare e sa che sotto ogni piramide giace una salma, per cui inizia a cercarne una bassa (indice di sepoltura recente).

Mentre Esfarien si dà alla blasfemia totale, riuscendo dopo un’oretta a tirare su il primo non morto [si può fare!], Medrash prega con rinnovato fervore per l’iniquità in corso, Lyath incide su una pietra abbastanza grande le parole della formula di invocazione e Amrunithil si fa i cazzi suoi.

Sono talmente intenti a fare cose più o meno utili che nessuno si accorge dell’arrivo di un creaturo che sbuca improvvisamente dalla foresta.