Usciti dal negozio si accorgono che un gruppo di guardie li sta tenendo d’occhio, a queste chiedono informazioni per una biblioteca.
È un luogo che non esiste, ma gli viene consigliato di andare verso il palazzo, dove si trovano i Saggi.
Avanzano per mezzo chilometro, passando accanto a negozi che diventano sempre più rari fino a sparire lasciando spazio a una zona evidentemente residenziale, fino ad arrivare al bastione.
Amrunithil avvisa Medrash che un piccolo drappello di guardie li ha seguiti e ora sembrano dissimulare parlando con un dragonborn riccamente vestito; Medrash si mette a osservarli di sottocchio.
Arrivano infine a una locanda, all’esterno la presenza di dragonborn di vari clan è l’evidente segno di essere in un importante crocevia della zona.
Nel mentre Medrash vede le guardie parlare in maniera concitata col loro interlocutore, portando mano alle armi. Appena lo dice agli altri i soldati si avvicinano a passo veloce nella loro direzione, fermandosi a pochi passi e intimando l’alt.
Si rivolgono a Medrash dicendogli che sono attesi dal comandante e li fanno andare con loro.
Vengono portati nella caserma del palazzo, dove un dragonborn pieno di mostrine li aspetta con cipiglio severo in quello che è molto probabilmente il suo ufficio (pareti e tavoli coperti da quelle che sembrano essere mappe tattiche).
Si rivolge a uno dei loro accompagnatori riconoscendolo, e gli chiede perché abbia portato degli stranieri nella capitale. Questo ripete la storia dei cartografi, che viene confermata da Medrash.
Il comandante non è convinto e segue un intenso scambio di battute in cui l’abilità oratoria di Lyath viene messa a dura prova, ma alla fine riescono quasi a spuntarla, anche se gli viene suggerito di andare a parlare con la sciamana, la quale ha le capacità di accertarsi della sincerità del gruppo.
Il gruppo si accomiata dal comandante e si fa scortare dagli anziani, desiderosi di avere risposte.
Vengono portati sulla cima della mesa, dove in un rigoglioso giardino gruppi di giovani della tribù dei dorati prendono parte a quelle che sembrano essere lezioni scolastiche, presiedute ognuna da un anziano.
Qui vengono indirizzati all’anziano Marcos, il quale si dice sorpreso di vederli in quanto pare che da diverse generazioni nessuno straniero ha avuto accesso alla parte superiore della mesa.
Coerenti con la loro copertura iniziano a chiedere all’anziano informazioni sulla grotta, Medrash coglie l’occasione per tirare fuori la mappa data dalla tribù dei Blu per poterla aggiornare: viene risposto che geograficamente parlando la grotta è un cerchio perfetto, anche se la zona a ovest (che nella mappa in loro possesso è mancante) è inadatta alla vita poiché zona della tana di un drago a cui ogni tanto vengono portati dei tributi.
Incuriositi sulla creatura cercano di approfondire.
Il rettile che abita la grotta, racconta l’anziano, è un drago rosso, ed è il motivo per cui la tribù dei Rossi reclama il predominio. È una situazione abbastanza recente, in quanto il precedente drago che abitava la grotta apparteneva alla razza dorata, ma è sparito improvvisamente prima della comparsa di questo.
Finito il momento cultura Esfarien decide di iniziare quello di condivisione: si avvicina a un gruppo di ragazzi che sta suonando uno strumento sconosciuto, tira fuori il liuto e improvvisa con loro una jam session.
Mentre le compagne supportano la performance del mezzelfo Medrash continua a parlare col saggio, chiedendo se possa essere possibile che cuccioli di dragonborne siano stati abbandonati dalle tribù della grotta.
Il saggio gli risponde che è una pratica assolutamente condannata, ma che purtroppo è frequente che vi siano delle incursioni da parte di bracconieri provenienti da fuori la grotta, che rapiscono i cuccioli per poi venderli come schiavi nel mondo esterno. Medrash dice di star cercando due suoi compagni di infanzia, un dragonborn dalla pelle verde e uno dalla pelle bianca, e crede che possa essere nel posto giusto. Il vecchio non sa come rispondere e consiglia al giovane di fare una chiacchierata con l’oracolo.
Recuperati gli altri si fanno quindi indirizzare dall’oracolo.
Vengono condotti nelle profondità della mesa, fino a entrare in una stanza fiocamente illuminata da qualche candela, un suono metallico proveniente da uno strumento ignoto (e fuori dal campo visivo di tutti) risuona nella stanza.
Al centro su una sedia di canne intrecciate è seduta una donna, da un lato sono poste alcune ossa (Lyath ricorda che alcune pratiche di divinazione le usano come strumenti).
La donna guarda verso Esfarien sibilando il suo nome e dice di essere lieta che abbiano deciso di farle visita.
La frase suscita qualche perplessità, ma la donna spiega che le trame del destino sono complesse da leggere e che le loro sono praticamente impossibili da decifrare, motivo per cui è interessata a sapere la reale ragione del loro viaggio.
Lyath con discrezione lancia l’incanto “detect magic” e trova che posseggono un’aura di divinazione [ma cosa mi dici mai!] le ossa, una brocca e un bastone alle spalle della vecchia.
Dopo aver chiesto ai loro accompagnatori di uscire chiedono il motivo di tanto interesse nei loro confronti e la vecchia spiega che le ossa hanno iniziato a parlarle da qualche tempo di pericoli in arrivo, forze dell’est della grotta e un gruppo di viaggiatori che sarebbe andato alla tana del drago; il loro arrivo sarebbe quindi il concretizzarsi di uno dei segni.
In comune accordo Lyath svuota il sacco, partendo dalla loro vita precedente, dalla minaccia da est che potrebbe portare all’estinzione della magia, via via fino alla loro missione attuale.
Chiedono dopo ciò una divinazione, circa la sorte del drago dorato: con un incanto molto complicato (e un’elevata somma di denaro) nelle menti dei viaggiatori compare la carcassa dilaniata della creatura, localizzata in quella che è la grotta a ovest; la visione però non si ferma e la vista magica si sposta verso la parte est della suddetta grotta, dove all’interno di un crepaccio compare alla vista un intatto uovo dal colore dorato.
Mentre gli altri ne approfittano per rimuginare Amrunithil chiede alla vecchia una seconda divinazione, circa lo stato di salute di una persona a lei cara: è vivo, invecchiato e incatenato a sbarre di acciaio.
Soddisfatta la mezzelfa si ricongiunge agli altri, ma Medrash ritarda la partenza perché anche lui ha un quesito da porre, chiede quindi alla vecchia se sia possibile sapere quali siano le sue origini.