Il giorno dopo durante colazione interrogano uno dei cacciatori del villaggio per sapere con maggiore precisione le zone di caccia dei grossi predatori, in modo da evitarle con più facilità.
A quanto pare non è possibile evitarli totalmente: vicino la parete rocciosa nidificano i predatori volanti, mentre nel bosco vi sono quelli terrestri che possiedono alcune abilità mimetiche, oltre ai soliti animaletti più o meno velenosi.
Fanno rifornimento di antitossina e partono scegliendo il percorso che attraversa la giungla, considerando che le madri che proteggono i cuccioli tendono a essere naturalmente più aggressive.
Dopo mezza mattina Esfarien e Medrash si accorgono di un luccichio dorato in mezzo agli alberi, vanno a controllare e scoprono una radura in mezzo alla quale vi è un totem dorato, decorato con scene di battaglia e circondato da uno spiazzo di terreno bruciato e cosparso da fiori.
Lyath è molto incuriosita e trova un rospo su cui casta l’incanto “parlare con animali”: scopre che è un luogo in cui il clan dei Dorati pratica un qualche tipo di cerimonie.
Preferendo evitare di inimicarsi chi controlla il posto decidono di non toccare nulla, ci girano attorno e si allontanano.
Avanzano nella giungla dove l’incredibile abbondanza di vita crea un rumore di sottofondo talmente ricco e chiassoso che nessuno si accorge dell’arrivo di due carnotauri, che sbucano dai due lati del sentiero prendendoli di sorpresa.
Per pura fortuna nessuno dei due attacchi va a segno e i quattro ingaggiano le bestie.
Amrunithil ne sfreccia uno, mentre Esfarien preferisce rimanere sulla difensiva e lancia l’incanto “sfocamento” a protezione. Funziona, infatti il rettile che lo prende di mira non riesce a toccarlo; diversamente capita a Medrash che viene un po’ sgranocchiato dal secondo, non si perde però d’animo e sfoderata la mazza attiva l’arma spirituale.
Lyath si sposta per avere i due besti sulla stessa linea di mira e li investe con un cono di fiamme.
Amrunithil non riesce a ripetere la performance precedente ed Esfarien coglie l’attimo per curare Medrash.
I carnotauri sembrano intralciarsi a vicenda e nessuno dei due riesce a colpire Medrash, che risponde centrandone uno con l’arma spirituale.
Lyath ne vede uno messo male e spara un fiotto di veleno magico che lo colpisce mandandolo KO.
Amrunithil segue l’esempio del dragonborn, attiva un incanto e colpisce il secondo lucertolone, facendogli male. Anche Esfarien cerca di imitare il dragonborn, ma fallisce miserevolmente; peccato per lui che il bestio se la prenda sul personale e lo sgranocchi un po’.
Medrash si accanisce sul lucertolone, mentre Lyath cerca di replicare la mossa precedente con risultati a dir poco pessimi. Idem per il tentativo di Amrunithil. Per fortuna almeno il tentativo di Esfarien va a segno, anche se il bestio ancora è in piedi.
In un disperato tentativo il carnotauro si avventa su Medrash che schiva e replica con un bellissimo colpo di mazza, mandandolo al tappeto.
La lotta è stata breve ma intensa e i quattro riprendono fiato: Amrunithil recupera le frecce e Lyath rimuove il cuore da una delle carogne per sacrificarlo al proprio patrono.
Lasciano i cadaveri e si incamminano facendosi avanti tra la vegetazione seguendo un percorso in salita, verso l’imbrunire arrivano sulla sommità di un’altura in cui il terreno è brullo e roccioso.
Davanti al gruppo in terreno è pieno di cerchi di pietre piene di sassi azzurrognoli, enormi sagome di uccelli volano sulle loro teste e poco distante uno di questi atterra e va ad accovacciarsi su uno dei cerchi.
Amrunithil e Medrash capiscono che si tratta di nidi di roc, o Ucelli della Tempesta: molto pericolosi, in grado di invocare le tempeste con la loro sola presenza, in più le loro uova sono famose per possedere capacità elettriche; capiscono quindi cosa sono le Pietre della Tempesta.
Come a confermare quanto detto inizia pure a piovere.
Per evitare di essere visti e cacciati dai pennuti tornano sui propri passi per un chilometro e mandano Lyath in avanscoperta grazie alla sua forma gassosa.
La tiefling avanza fra le rocce e analizza il contenuto delle alcove: 2 uova nel nido più vicino e 3 in uno più lontano.
Passano la notte all’aperto alternandosi coi turni di guardia, ma tutto è tranquillo e la mattina arriva senza nessun turbamento.
All’alba una fitta pioggia caratterizza la giornata.