La mattina del secondo giorno dall’incontro il gruppo è pronto a partire: prima tappa cittadella, dove sono ansiosi di recuperare la taglia del troll.

Esfarien ed Amrunithil vanno e incassano la bellezza di 55MO, mentre Lyath li aspetta sul carretto e Medrash nel approfitta per fare una capatina al tempio per pregare (e acquistare una statuina votiva della divinità).

Sbrigate le faccende più urgenti la carovana si mette in marcia, in testa Amrunithil.

Verso est il sentiero si addentra subito nella foresta, proseguono fino a incontrare la prima salita. Inizialmente è dolce e sulla sommità possono vedere le vette innevate stagliarsi all’orizzonte; nella seconda metà della giornata la temperatura cala e la foresta si dirada, lasciando spazio a una vegetazione più bassa.

Si accampano ed Esfarien e Amrunithil vanno a caccia, dopo poco la mezzelfa trova un pezzo di tessuto: lino, strappato e appeso ai bassi rami di un cespuglio da almeno 1 giorno. Attorno delle tracce suggeriscono il passaggio di circa cinque individui umanoidi. Osservando il frammento Esfarien è abbastanza sicuro che abbia lo stesso colore dei sai dei cultisti, ma che il materiale non sia lo stesso.

Tornano velocemente al campo e informano gli altri.

Per cercare informazioni aggiuntive Lyath trova un pennuto e casta l’incanto “parlare con animali”: un gruppo di persone che corrisponde alla descrizione dei cultisti è passata la lì, il pennuto indica la direzione ma dice che attualmente non vede fuochi accesi nei dintorni.

Rilasciato il pennuto i quattro decidono di mangiare e ripartire velocemente, all’inseguimento del gruppo.

Nella nottata arrivano al limitare del bosco e davanti a loro si apre una grotta gigantesca, osservando con attenzione Lyath si accorge che su un lato, protetti da sporgenze rocciose, ci sono delle tende del colore della pietra. Le indica agli altri e Amrunithil, sapendo il tipo di creature che abitano la zona (primitive tribù di dragonborn), conclude che potrebbero appartenere solo a forestieri, probabilmente allo gruppo che stanno inseguendo.

Esfarien decide di attivare l’amuleto della chiaroveggenza e osserva il campo: sono i cultisti, 2 persone stanno uscendo da una tenda, discutono e il mezzelfo riporta le parole “Glenda lo aveva detto”, sente inoltre sguainare delle lame, momento in cui decide di interrompere l’incanto e avvisare i compagni.

Amrunithil decide di andare in avanscoperta, sgattaiolando fra i cespugli arriva abbastanza vicino per sentir dire “Dobbiamo rimanere nascosti, ma spostati dalle tende.”. cerca di tornare indietro per avvertire gli altri ed è in quel momento che dal terreno spunta una mano scheletrica che afferra la caviglia di Esfarien.

Lyath attiva individuazione del magico e dice ai compagni che si tratta di un “semplice” incantesimo di necromanzia, fatto ciò segue Amrunithil nei cespugli.

Medrash, che precedentemente aveva acceso il globo di luce, avverte la presenza di qualcosa che vuole farglielo cadere dalle mani e che purtroppo ci riesce; contemporaneamente dalle loro spalle arriva una lancia che si conficca nel terreno fra i due compagni.

Esfarien scocca un quadrello nella direzione da cui pensa provenire la lancia e vede due individui spostarsi dietro un albero.

Amrunithil vede la compagna avanzare nella sua direzione e farle un cenno di proseguire verso la grotta, assecondandola raggiunge le tende.

Medrash attiva l’arma spirituale, accende nuovamente la sfera e cerca di colpire uno degli assalitori.

Esfarien dalla sua posizione vede partire una stalattite di ghiaccio che si pianta nell’armatura magica, la stalattite esplode e i frammenti feriscono sia il mezzelfo che il dragonborn.

Altre due lance partono, ma non raggiungono il bersaglio; come se non bastasse dalle tende escono altri due soggetti, ma i riflessi di Amrunithil li colgono impreparati e la mezzelfa ne colpisce uno.

Esfarien cerca di reagire: cura se stesso e cerca di ispirare il compagno.

Amrunithil uccide il suo bersaglio e casta un incanto verso il secondo.

Medrash, forte del supporto del mezzelfo, lancia l’arma spirituale colpendo il bersaglio.