Alla luce del sole i ricordi della vita passata sfumano sembrando solo un eco lontano, lasciando spazio alla realtà: il duca ha promesso un’ingente somma di denaro per il recupero della reliquia che Lyath tiene in mano.
La tiefling è spaesata: per lei le due realtà continuano a coesistere, presente e passato (o futuro?) sono entrambi molto vivi nella sua mente, come due realtà che si scontrano in cui nessuna riesce a prevalere.
Scuote la testa per cercare di scacciare i pensieri in più, probabilmente è un effetto collaterale delle difficoltà incontrate nel Dungeon degli Inganni.
Il gruppo è soddisfatto della riuscita della missione e si incammina lungo il sentiero.
Subito incontrano una piccola radura in cui è stato allestito un piccolo campo; da una tenda, allertato dai rumori, un giovane umano esce velocemente.
È lo scudiero a cui è stato assegnato il compito di accompagnarli alle miniere, lasciato fuori onde evitare di dover giustificare la sua prematura dipartita.
Il ragazzo è sorpreso di vederli, avendo accompagnato altri gruppi nella medesima impresa si era abituato a vederli scomparire nelle viscere della terra per poi non tornare o, in rari casi, ricomparire dopo un mese in condizioni mentali assolutamente alterate.
Il trio lo incita a raccogliere il campo per partire nell’immediato, “il mattino ha l’oro in bocca!”.
Il sentiero è tortuoso, attraversa il bosco per tutta la giornata fino al raggiungimento di un crocevia all’imbrunire. Un gruppo di rocce affianca la strada, su queste una bimbetta è intenta a leggere un libro; incuriosita si avvicina al gruppo, li osserva un attimo e scappa verso una costruzione poco più avanti.
Lo scudiero descrive la struttura come una locanda e consiglia di fermarsi per la notte, tutti acconsentono.
Appena entrati notano con sollievo che non è troppo popolata: si notano solo un paio di guerriere discutere animatamente fra loro.
Esfarien cerca di guadagnare l’alloggio per il gruppo, entra infatti suonando e attira l’attenzione di tutti, ostessa compresa che spunta da una stanza adiacente con un vassoio pieno di manicaretti.
L’elfo si prodiga in complimenti sulle pietanze e chiede, supportato da un sottofondo sonoro fornito con discrezione dalla tiefling, ristoro per la notte. La donna li fa accomodare.
Seduti al tavolo lo sguardo dei tre vaga per la stanza e notano che la bimba di prima è fra le due guerriere, e sta indicando il liuto di Esfarien.
L’elfo non ci pensa due volte, imbraccia il fidato strumento e intona un allegro motivetto.
Mentre il taciturno Medrash guarda il compagno scuotendo la testa, l’animo scherzoso di Lyath prende il sopravvento e, con altrettanta discrezione, inizia a far comparire alle spalle del compagno delle scintille e un suono di tamburelli.
Le due donne osservano compiaciute la scena, tanto che appena Esfarien conclude la performance allungano qualche moneta d’oro. La bimba si avvicina all’elfo, il quale le regala un giochino raccontandole essere un potente strumento che regala la felicità. Una delle due donne si mette a chiacchierare con il ragazzo, raccontano che la bimba si chiama Dorothy Princeton, è la figlia di un nobile locale, e la stanno accompagnando nella stessa città in cui si stanno recando i nostri avventurieri.
La discussione viene interrotta dall’altra guerriera che sferra una gomitata alla compagna e la intima al silenzio.
L’elfo torna quindi al tavolo con Lyath e Medrash, e assieme si concedono un meritato riposo.
Passa circa un’oretta e da fuori si sentono rumori forti, sicuramente voci e cavalli imbizzarriti; un ragazzino entra urlando “sono tornati!”.
Insultando ascendenti e discendenti degli ignoti esseri l’oste esce dalle cucine, il ragazzino lo informa che qualcuno sta attaccando il fienile e l’uomo si gira verso la sala promettendo 5 MO a cadavere.
Lyath si alza pigramente dalla sedia, osserva i compagni e suggerisce di andare ad aumentare i loro introiti.
Arrivano sulla soglia della locanda e vedono due orchi che stanno entrando nel fienile.